Detroit - Michigan (USA) di Alberto Sabbatini Sarà la Ferrari a sviluppare motori specifici per l'Alfa Romeo. E lo sviluppo di queste auto è tutt'altro che fermo: le Alfa del futuro stanno nascendo in capannoni mimetizzati dove sono al lavoro decine di ingegneri. Sono due delle dichiarazioni più importanti per l'automobilista italiano che ha fatto l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne al Naias, il salone dell'Auto di Detroit. Detroit è il più importante salone degli Stati Uniti e il terzo al mondo per importanza dopo Francoforte e Ginevra. Per Marchionne e la Fiat era questa la prima uscita pubblica dopo l'annuncio dell'acquisto  del 100% di Chrysler da parte di Fiat e gran parte delle sue dichiarazioni hanno riguardato questo tema. In ogni sfumatura delle sue parole traspariva evidente la soddisfazione per l'operazione conclusa che assicura un futuro più che positivo al marchio torinese. Marchionne si è presentato col solito maglioncino blu alla conferenza stampa allestita in una saletta laterale del salone; al suo fianco, silenzioso e discreto, il presidente della Fiat John Elkann che faticava a nascondere la gioia per l'operazione finanziaria di acquisto del marchio americano che ha dato un futuro alla Fiat. "Ora che Fiat e Chrysler sono una cosa unica - spiegava Elkann - siamo diventati la settima azienda automobilistica al mondo e grazie a questa fusione la Fiat avrà un futuro. E molto positivo". Parole che ricordano che senza la fusione con Chrysler e tutta la sua potenza commerciale, nel giro di un paio d'anni - visto anche il calo del mercato europeo - non sarebbe più esistita una Fiat, ma sarebbe fallita o forse ceduta a marchi stranieri, magari cinesi. "Tecnicamente parlando - ha spiegato Marchionne - l'acquisto di Chrysler verrà formalizzato il 21 gennaio, nota indicata nell'accordo tra le due società". Fiat ricordiamo che ha pagato complessivamente 3,65 miliardi di dollari che al cambio attuale fanno 2,7 miliardi di euro quel 41,6% di Chrysler che ancora non possedeva, ma la marca italiana ha sborsato solo la metà della cifra - 1,3 miliardi di euro - perché l'altra metà viene pagata con la liquidità della Chrysler stessa, che è notevole. In pratica la Fiat si è comprata la Chrysler con una cifra di poco superiore di quella che serve a realizzare un solo modello di automobile. Ora per Fiat e Chrysler si pone il dilemma della fusione e della quotazione in borsa. Con quale nome? E su quale borsa? Non certo quella di Milano, forse quella di New York. Marchionne ha rinviato a fine mese l'annuncio. "La fusione, la sede della nuova società, un nuovo eventuale nome che accorpori i due marchi, e la borsa dove quotare la società, sono decisioni che verranno prese il 29 gennaio, nel primo consiglio organizzativo in programma". Invece bisognerà aspettare qualche mese per capire le future strategie industriali del gruppo torinese. Anche perché acquisendo la Chrysler, Fiat potrà  attingere a quel "tesoretto" che è la cospicua liquidità della marca americana raccolta con i buoni profitti degli ultimi anni. Una cifra superiore ai dieci miliardi di dollari che Fiat prima non poteva nemmeno toccare essendo le due società separate, e di cui invece, da gennaio in poi, potrà disporre liberamente. Alla Fiat quei soldi serviranno disperatamente per sviluppare i nuovi modelli della futura strategia industriale al cui centro c'è l'Alfa Romeo. "Confermo la nostra strategia più volte anticipata nei giorni scorsi - ha detto Marchionne - che prevede lo sviluppo di marchi premium e l'impegno per il risanamento dell'Alfa Romeo anche grazie alla rete di distribuzione mondiale della Chrysler". Già, il progetto di investire su Alfa Romeo è noto, specie dopo aver visto il successo che ha avuto l'investimento sulle Maserati passate da settemila a ventimila automobili prodotte negli ultimi due anni, da quando alla Granturismo e si è affiancata la nuova Quattroporte, la Ghibli e presto sarà il turno del futuro Suv chiamato Levante. Ma ora Marchionne ha specificato qualche dettaglio anticipando una forte collaborazione con Ferrari per rilanciare la sportività dei motori Alfa. "L'Alfa Romeo è nata con alcune caratteristiche nel suo Dna, fatto di sportività e grinta, e credo che per portare l'Alfa di nuovo sui mercati di tutto il mondo sia essenziale ritornare a proporre elementi del suo Dna. Uno dei quali è la non comunanza di motori fra Fiat e Alfa. Dobbiamo tornare a motori tipicamente Alfa Romeo, con quelle caratteristiche uniche che in passato li hanno sempre distinti. Quindi, a parte la gamma bassa (Mito, Giulietta, ndr), per i motori delle Alfa più grosse sfrutteremo il know how e la conoscenza motoristica della Ferrari. Sarebbe da deficienti non attingere alle esperienze Ferrari in questo campo. Si può essere in disaccordo sulle prestazioni Ferrari nella F.1 ma non si può discutere la loro conoscenza in fatto di motori, dove rappresentano una eccellenza, e sono all'avanguardia. Perciò c'è gente che sta lavorando in segreto a questi progetti". Però la prima Alfa ad uscire sul mercato, la futura spider Duetto prevista nel 2015 e nata dall'integrazione con la Mazda, avrà ancora un motore di derivazione Fiat: il 1750 turbo della Giulietta. I motori studiati con Ferrari motorizzeranno le Alfa più grosse e di lusso, come la Giulia, una futura ammiraglia costruita su pianale Maserati Ghibli, e il Suv Alfa Romeo. E saranno ovviamente un adattamento dei V6 e V8 che sono nati per le Maserati e sviluppati a Maranello. Quel che è scontato, è che le Alfa torneranno a dei motori V6 come nella sua tradizione dai tempi della Montreal e della 164, ma non più frutto di compromessi  industriali, come fu l'adozione dei motori australiani di fine anni '90 che snaturarono la personalità delle Alfa Romeo. Invece uno stop è venuto sul fronte delle auto elettriche e ibride. Almeno per l'Europa. "Fiat - ha detto Marchionne - è il primo produttore europeo in termine di auto a bassa emissione grazie alle nostre auto a metano e Gpl, ma sull'elettrico ci vuole prudenza. Per noi l'ibrido-elettrico è una priorità per il mercato americano dove bisognerà rispettare leggi ambientali molto severe. In Europa invece elettrico e ibrido sono tecnologie che perseguiremo meno perché sono molto costose e vendiamo auto più piccole. Perciò introdurle nel nostro continente dove il prezzo medio delle auto piccole è basso, è complicato e controproducente. Pensate che in Usa, dove vendiamo con successo la 500 elettrica, rimettiamo 14.000 dollari a macchina". Che, ha sottolineato Marchionne, è il prezzo medio di un'auto convenzionale. Come dire che in Usa lo fanno perché costretti dalle leggi ambientali, ma in Europa non ci pensano nemmeno.