Se passate lungo le strade di Maranello o nelle colline del modenese potreste avere la fortuna di essere fra i primi a vedere la Dino degli anni Duemila, la vettura destinata a portare verso nuovi orizzonti la produzione della Ferrari N.V. (Ferrari Naamloze Vennootschap, la società di diritto olandese che controlla la Ferrari S.p.A.), anche se è palese che questo modello, come le progenitrici degli anni Sessanta, non porterà mai il marchio del Cavallino Rampante.

Per riconoscerla però ci vuole un buon occhio e soprattutto un ottimo orecchio, per riuscire a distinguere il suono più cupo e basso del sei cilindri biturbo, accoppiato al tipico fischio dei turbo, dall’inconfondibile rombo dell’8 cilindri Ferrari. 

Da alcuni mesi infatti circolano degli strani ma ben riconoscibili prototipi chiaramente derivati dalla 458, ma caratterizzati dalle grandi prese d’aria inserite sulle fiancate, al termine degli incavi ricavati lungo le portiere. Le modifiche alle prese d’aria e agli spoiler frontali completano le soluzioni studiate per raffreddare il V6 sovralimentato, prodotto a Maranello e derivato dallo stesso progetto dei sei cilindri Maserati e della Giulia Quadrifoglio.

Ma l’elemento che tradisce cosa veramente c’è sotto questa carrozzeria è la riduzione del passo di una decina di centimetri, per portare la lunghezza della vettura poco sotto i 4 metri e mezzo, e distinguere così anche in termini di dimensioni la “piccola Ferrari” dalla 488.

Il passo corto è il vero elemento capace di distinguere questa compatta coupé, capace comunque di prestazioni da supersportiva (300 km/h di velocità massima e da 0 a 100 in meno di 4”), sarà il prezzo, che la differenzierà nettamente dalle “vere” Ferrari: per confrontarsi con la produzione Porsche, e in particolare con la 911, che può essere considerata la principale avversaria da battere, la Dino avrà infatti un prezzo di circa 120-130mila euro, quindi inferiore rispetto ai modelli Ferrari 8 cilindri che partono dai 183mila della Clifornia T.

Finiture e dotazioni saranno praticamente sugli stessi elevatissimi standard delle sportive del Cavallino Rampante e anche la meccanica sarà naturalmente ai massimi livelli: telaio in alluminio, sospensioni e impianto frenante derivati dalla 488, trazione posteriore a controllo elettronico, ma soprattutto motore sei cilindri biturbo di quasi 3 litri montato in posizione centrale longitudinale, accoppiato a un cambio sequenziale a doppia frizione, in grado di erogare una potenza che andrà oltre ai 510 cv dell’unità montata sotto il cofano della Giulia Quadrifoglio.

Si tratterà anche della prima Ferrari con motore 6 cilindri dal 1974, visto che questo frazionamento fu abbandonato dopo la fine della produzione della Dino. C’è anche una coincidenza storico/sportiva: il motore V6 per la Dino era stato usato per le F1 e le F2 nei primi Anni ‘60. E ora la Ferrari riporta in vita la Dino proprio negli anni in cui le Ferrari F1 sono tornate al motore V6. La carrozzeria invece, sulla quale ha lavorato a fondo il Centro Stile Ferrari, riprenderà l’impostazione della Dino 206 GT, ma non sarà una “replica” del modello originario, anche perchè il “retrodesign” non è mai stato amato e utilizzato da Flavio Manzoni, al quale fanno capo i progetti stilistici di Maranello.

Questi sono i retroscena del progetto in fase di sviluppo alla Ferrari, ma chiunque chiedesse un’anticipazione o una conferma su queste notizie verrebbe seccamente smentito a qualunque livello. Ma, anche se non è stato comunicato ufficialmente, negli stessi prospetti che hanno accompagnato la quotazione in Borsa della Ferrari c’è l’indiretta ammissione che la Casa di Maranello sta sviluppando uno o più progetti capaci di aumentare la produzione attuale di quasi il 20%, dai 7.664 esemplari consegnati nel 2015 ai 9.000 previsti nel 2019.

L’ipotesi più probabile quindi è che proprio nel 2019 prenda il via la produzione a pieno regime della Dino, per la quale l’obiettivo di 1.500/2.000 unità consegnate in un anno appare facilmente raggiungibile. Va invece tenuto conto che un aumento eccessivo della produzione Ferrari rischierebbe di far perdere parte dell’esclusività che ha sempre caratterizzato il marchio del Cavallino: appunto per questo in passato Montezemolo aveva fissato un tetto massimo di 7.000 vetture da produrre annualmente, ma in virtù anche dell’allargamento globale dei mercati, questo limite verrà superato.

Se i programmi I di cui siamo a conoscenza verranno rispettati, nell’autunno del 2017, a cinquant’anni esatti dalla presentazione della Dino 206 GT, o al più tardi nel 2018, sarà presentata la nuova coupé, che entro il 2019 arriverà sul mercato: il suo nome potrebbe essere 296 GT (cilindrata 2900, motore 6 cilindri) e naturalmente sarà seguita dalla versione GTS, dotata del tettuccio rigido asportabile.