Se siete appassionati di auto e se poi venite dalla “terra e mutòrromagnola, la scelta può essere soltanto: Ferrari oppure Lamborghini? Beh, Stefano Domenicali è fortunato perché le ha vissute entrambe. A 51 anni può orgogliosamente dire di aver guidato le due realtà sportive più famose del made in Italy automobilistico: la Ferrari F1 di cui è stato per sei anni team principal, e la Lamborghini di cui festeggia proprio adesso il primo anno da presidente e amministratore delegato.

La fabbrica fondata nel 1963 da Ferruccio appartiene ormai da quindici anni all’Audi, ma a parte il rigore organizzativo e gli elevatissimi standard di qualità richiesti dalla casa madre, di tedesco nell’azienda non c’è nient’altro. La Lambo è una fantastica realtà tutta italiana, guidata e composta da italiani al 95% e di cui Domenicali è il faro.

Un’azienda dove si lavora con precisione tedesca ma con artigianalità tutta italiana. «Audi ha creduto molto nel nostro paese e nell’Emilia Romagna -spiega Domenicali - quando ha comprato l’azienda, poteva prendere il marchio e costruire le auto ovunque in Europa; invece ha scelto di continuare a investire nel territorio. Come ha fatto anche recentemente realizzando nuovi capannoni per il SUV con cui raddoppieremo la produzione».

La Lamborghini è bolognese per pochi km perché Sant’Agata Bolognese è ai margini della provincia. Tra Maranello e Sant’Agata ci sono poche decine di km. Ma mentre la realtà della Ferrari è un tutt’uno con la cittadina in cui sorge, quella del Toro è più sfumata. «Una cosa che mi ha colpito quando sono arrivato alla Lamborghini, un anno fa, è che non c’era una forte presenza della nostra realtà nel territorio circostante».

>Così il neo presidente ha potenziato l’immagine esteriore della Lamborghini: bandiere del marchio ora contornano la provinciale dove sorge la fabbrica; per i visitatori è stato realizzato un museo su due piani che racconta la storia della Lambo attraverso una quindicina dei modelli più iconici, dalla Miura fino al futuro SUV Urus, compresa la Formula Uno tutta Lambo del 1991 realizzata da Forghieri e il fuoristrada militare LM002.Presto avvierà anche una collaborazione con le Univiersità di Bologna e Modena. «Formeremo con loro gli ingegneri del futuro: l’automobile sta cambiando e i corsi di laurea dovranno adeguarsi».

All'ingressodella fabbrica c’è un muro con l’immagine del fondatore, Ferruccio, e impressa in grande la frase che pronunciò quando pose la prima pietra della fabbrica: “Questo è il momento in cui ho deciso di costruire un’auto perfetta”. Ma da quel punto in poi, della fabbrica Lamborghini del 1963 è rimasto soltanto un metro quadro del pavimento originale a mattonelle. Conservato sotto vetro, come una reliquia.

Tutto il resto della fabbrica è di una modernità assoluta. La catena di montaggio non ha l’aspetto di un’officina ma sembra piuttosto una clinica, tanto è pulita e ordinata. Qui c’è il tocco dei tedeschi che hanno scelto ogni dettaglio: dai macchinari fino addirittura al tipo di vernice usata per il pavimento.

Qui si costruiscono 16,5 Lamborghini al giorno: 11 Huracan e 5,5 Aventador. Ci sono 23 stazioni di montaggio e dalla prima, dove arriva la scocca nuda da assemblare, fino all’ultima, da cui esce l’auto completa pronta per essere messa in moto, ogni auto impiega due giorni e mezzo per essere montata.

Ovviamente la Avantador richiede una cura maggiore nel montaggio (l’auto rimane 80 minuti in ogni stazione contro i 40 della Huracan) perché è costruita in modo più artigianale. Ma presto una terza linea si affiancherà in un capannone adiacente.

Lì verrà realizzato l’Urus, il grande Sport utility con cui la Lambo entrerà nel mercato dei maxi SUV sportivi. Come la Cayenne.

Quando sarà pronto l’Urus? «La linea di montaggio, sarà pronta per maggio. Poi ci vorrà un anno per mettere il SUV in produzione, quindi 2018. Ormai il progetto è definito: avrà 4 porte, 4 o 5 posti e un motore V8 biturbo 4 litri da 600 cavalli. L’auto la faremo tutta in casa eccetto il motore che arriverà dalla Germania (sarà il propulsore dell’Audi RS6, ndr). La Urus ci permetterà di raddoppiare la produzione: contiamo a regime di costruire circa 3500 SUV all’anno, tanti quanto le Huracan e le Aventador che facciamo adesso».

Domenicali non lo ammette, ma gli brillano gli occhi all’idea che nel giro di un paio d’anni la Lamborghini, col SUV, arriverà a pareggiare le vendite di Ferrari che attualmente sono il doppio.

E le future supersportive? «La prossima sfida sarà quella per il decennio dal 2020 al 2030: ovvero che genere di Lamborghini costruire? È adesso che si gettano le basi per gli investimenti del prossimo decennio. Dobbiamo essere pronti ad andare anche su generi di auto diverse dalle nostre tradizionali supercar. L’Aventador resterà perché è un’auto iconica. Stiamo ragionando invece sulla futura Huracan per il 2020/2024. Ci sono tante idee, anche quella di fare una 2+2 che peraltro fa parte della tradizione Lamborghini (come la prima 350 GT, ndr). E dobbiamo anche capire che genere di motore adottare perché i limiti di emissioni sono sempre più stringenti. La scelta sarà fatta entro un anno. Abbiamo anche lanciato una collaborazione con università internazionali per capire le caratteristiche delle supersportive del terzo millennio».

Farete mai una Lambo completamente elettrica? «Non in tempi brevi perché la priorità è mantenere le prestazioni delle attuali supersportive e farlo con un’auto full electric è difficile. E poi i nostri clienti nel mondo amano la motorizzazione attuale».

L’elettrico potrà cambiare personalità alle Lambo? «Man mano che si andrà verso l’elettrificazione, la base tecnologica diventerà uguale per tutti e l’elemento distintivo di un’auto diventerà sempre di più il design, per cui restare ancorati alle proprie linee distintive sarà ancora più importante».

Marchionne dice che non ci sarà mai una Ferrari a guida completamente autonoma. Anche per Lamborghini sarà così? «Sono d’accordo con lui. Le tecnologie di guida autonoma possono servire a migliorare la guidabilità delle supersportive in futuro, ma guida autonoma completa no: Ferrari e Lamborghini hanno bisogno di contenuti emozionali».