SANT'AGATA BOLOGNESE. Adesso è tutto più chiaro: il Toro non può cambiare natura. Anche se gli regalano qualche centimetro di altezza, resta Toro. La Lamborghini entra nel futuro, passando dal presente dei SUV, che tutti vogliono, ma ci entra alla sua maniera. Realizzando di fatto una Supercar più alta e definendola, non a caso, SuperSUV. A cominciare dalla velocità, che grazie al suo V8 biturbo da 4 litri, 650 cv e 850 nm porta questo fantastico esemplare di Toro, l’Urus a toccare i 305 km/h per diventare, appena nato, il più veloce Sport Utility Vehicles di sempre, meglio del Bentley Bentayga. 
 
OLTRE. E per celebrare una macchina che è qualcosa di più di una macchina, si sono scomodati in tanti. Proprio perché l’Urus va oltre il SUV, oltre la macchina in sé. L’Urus, come sottolinea il presidente e a.d. di Lamborghini Stefano Domenicali: «Sta trasformando l’azienda, la fabbrica e l’economia di Sant’Agata Bolognese».

Settecento milioni di euro di investimenti, una linea dedicata, impianto raddoppiato da 80 a 160.000 metri quadrati (più 10.000mq per la verniciatura), 700 assunzioni (500 subito, altre 200 entro il 2018). Un esempio di industrializzazione italo-tedesca (ricordiamo sempre che la Lamborghini è di proprietà Volkswagen e sotto il controllo Audi) che ha convinto il Presidente del Consiglio Gentiloni (e tutte le istituzioni locali) a presenziare a questa anteprima mondiale. Insieme all’immancabile parata di vip dello spettacolo e dello sport, tra cui Alessandro Del Piero, Alessandro Costacurta, Fabio Capello, Alex Zanardi e tanti altri. Tutto per una serata davvero indimenticabile con un allestimento scenografico all’interno di uno dei padiglioni della nuova fabbrica Urus a Sant’Agata, con un pezzo di pista necessario a mostrare al mondo l’ultimo gioiello della terra dei motori emiliana. Mentre fuori campeggia da una parte tutta la fantastica gamma di supercar di fronte all’LM002, per così dire l’antenato, il progenitore dell’Urus, un terzo fuoristrada, un terzo pick up un terzo già SUV.
 
Un anteprima caratterizzata da un inconveniente tecnico che ha stravolto il programma e fatto intervenire in prima persona lo stesso Domenicali, pronto e freddo a reagire ma che nella fretta ha chiamato sul palco Maurizio ….Arrivabene invece che Maurizio Reggiani, il responsabile della ricerca e sviluppo di Lamborghini.
Tutto umanamente comprensibile e risolto con l’ingresso delle macchine, col plauso finale quanto convinto del Presidente del Consiglio, Gentiloni che ha definito la Lamborghini: «… uno degli esempi di come la qualità manifatturiera del nostro Paese possa generare un grande incentivo economico per un territorio, quando la volontà di fare le cose dei privati incontra velocemente quella del pubblico».
 
 
UNICO. Ne hanno fatti tanti e tanti altri ne faranno, anche lussuosi, prestigiosi, ma non sarà facile rendere l’idea di supercar sospesa tra pista e strada, tra terra e aria come sono riusciti a dare Maurizio Reggiani e i suoi uomini con questo Urus. Più che un SUV, più che un Toro, sembra uno squalo bianco affilato, sinuoso, pronto all’assalto della strada con quel cofano imponente, rigonfiato nella parte centrale e quei gruppi ottici, più simili a fessure, a occhi di coccodrillo che quasi scompaiono di fronte alle enormi prese d’aria sottostanti.
Poi lo squalo si snoda, con eleganza con le sue fiancate scolpite e sinuose che si raccordano col posteriore.

Tutto molto proporzionato, tutto molto bello. Manca la pinna, va bene e qualche dente affilato ma sulla strada sarà meglio stare lontani da un mostro del genere. A meno che in Ferrari non sorprendano tutti rispondendo quanto prima a questa provocazione-attacco, al di là delle mezze smentite che lasciano aperta la possibilità per assistere nei prossimi mesi ad un gran premio per SUV, pardon, super SUV sportivi.