Prestazioni formato Down Under, dall'altro capo del mondo fino a Londra, per svelare la prima creatura firmata Brabham Automotive. Riallaccia il filo con le BT da corsa, prima ancora, con una storia che affonda nel 1948 le radici, passi iniziali nel mondo delle competizioni di Jack Brabham, divenuto poi sir Jack. Tre titoli mondiali in Formula 1, l'unico ad averlo vinto con una sua monoposto. Sua e di Ron Tauranac, B e T. BT62 è la naturale prosecuzione del “dove eravamo rimasti”, la BT61 di Formula 1.

Sempre specializzata per la pista, con in mente un futuro che veda Brabham correre la 24 Ore di Le Mans, è la 62, spinta da un motore sviluppato dal marchio anglo-australiano, un V8 aspirato da 5.4 litri, con lubrificazione a carter secco, in grado di sviluppare 710 cavalli e 667 Nm di coppia motrice, abbinato a un cambio sequenziale 6 marce Holinger. Un prototipo per 70 fortunati clienti, ciascuno dei quali entrerà a far parte del programma di sviluppo per affinare le proprie capacità di guida. Settanta Brabham BT62, le prime 35 vestiranno i colori delle monoposto vittoriose in Formula 1. L'esemplare presentato alla Australia House di Londra, verde e oro, riprende la livrea della BT19 che regalò il titolo nel 1966 con la vittoria a Reims, Gran Premio di Francia.

Il “quanto”, necessario per accaparrarsi una BT62, è 1,1 milioni di euro, tasse e optional esclusi. E' il prezzo della prestazione sotto forma di carico aerodinamico, 1.200 kg ottenuti dal corpo vettura, dall'aria che corre veloce tra fondo e asfalto, estratta dal diffusore; dalle ali, quella posteriore regolabile. Tutto in fibra di carbonio, come la carrozzeria e il telaio, masse sospese collegate alle ruote da sospensioni a triangoli sovrapposti, con puntone e ammortizzatori Ohlins registrabili a 4 vie, come regolabili sono le barre antirollio.

La massa complessiva è di appena 972 kg, ripartiti al 41:59 tra i due assi, con pilota a bordo. Dettagli da corsa, la Brabham BT62, li ha non solo negli ovvi sistemi di sicurezza omologati secondo gli standard FIA, ma anche nel dispositivo air jack per il sollevamento dell'auto al box, per cambi gomme in perfetto stile GTE, restando alla Classe che potrebbe vedere in futuro un impegno Brabham. Gomme Michelin slick, montate su cerchi da 18 pollici, dietro ai quali spunta l'impianto frenante Brembo, con pinze anteriori e posteriori a 6 pistoncini, dischi e pastiglie in carbonio. Non il mix carboceramico al quale siamo abituati sulle supercar stradali, ma un vero impianto da corsa.

Come in linea per le esigenze dell'impiego in pista è la presenza del sistema di telemetria a bordo, un abitacolo con due sedili realizzati su misura, annegati nella cellula abitacolo come si conviene alle monoposto da gran premio, piuttosto che una GT. Il volante è classico centro di comando delle funzioni vitali per staccare la prestazione sul giro, affiancato dal pannello con i comandi secondari poco più a destra. Ampio, il display da 12 pollici, sul quale ritrovare tutte le info sul funzionamento e le regolazioni apportate.