Una nuova Aston Martin ogni anno per i prossimi sette anni. Aveva fatto questa promessa il presidente di Aston Martin tempo fa. E la sta mantenendo. Dopo la Vantage, lanciata a fine 2017, arriva a metà 2018 la DBS Superleggera. Una superGT potentissima da 725 cavalli, che va a rimpiazzare nella gamma Aston Martin quella che era la Vanquish. Ovvero l’ammiraglia più potente a motore anteriore del marchio inglese. La DBS è stata presentata in pompa magna in un locale di tendenza londinese, alla presenza anche dello staff Red Bull che dell’Aston Martin è partner tecnico in F1. 

Con la DBS, l’Aston Martin riscopre una sigla che da tanti anni fa parte della sua storia e che identificava da sempre una versione più sportiva e superveloce della sua berlinetta. Il termine S abbinato alla sigla DB sta proprio a significare quello. Ma non solo: sulla Aston Martin DBS c’è anche il nome Superleggera, l’iconico marchio della carrozzeria italiana Touring.

La prima Aston Martin DB4 degli anni ‘60 era proprio stata realizzata dalla carrozzeria Touring in Italia. Perciò, in omaggio a quel nome così carico di tradizione, Aston Martin ha deciso di replicarlo per identificare questo modello. La scritta Superleggera è ben visibile sulla parte superiore del cofano ai due lati degli sfoghi d’aria. Non c’è stata però una vera collaborazione tecnica su questa DBS fra Aston Martin e Touring, carrozzeria che nel frattempo è rinata nel 2008 e realizza auto fuoriserie; piuttosto mettere il marchio “Superleggera” sulla DBS è stato un omaggio del costruttore inglese a un carrozziere italiano che tanto aveva collaborato in passato con loro. E che forse tornerà a cooperare con gli inglesi su progetti speciali futuri. 

Questa DBS si pone in diretta concorrenza con la Ferrari 812, la superGT di Maranello. Ma come fanno maliziosamente notare in Aston Martin, è curioso che il marchio inglese abbia rispolverato una parola tipicamente italiana - Superleggera - per definire la propria superGT mentre la Ferrari per la sua 812 aveva fatto ricorso a un termine inglese come Superfast. 

Il nome Superlegegra per Aston Martin però è stato anche un modo per sottolineare ulteriormente quella che è una esclusività della DBS: la lavorazione dell’auto con materiali iperleggeri. La DBS è la prima Aston Martin interamente costruita in fibra di carbonio (qui influisce la partnership con Red Bull). Tutta la carrozzeria, dal cofano al tetto, alle fiancate, al portellone, fino alla tipica calandra Aston Martin, è realizzata in carbonio; soltanto le porte sono rimaste in alluminio. Come è in alluminio l’autotelaio. In questo modo l’Aston Martin è riuscita ad abbassare il peso della DBS sotto i 17 quintali risparmiando una settantina di kg. 

L’Aston Martin DBS Superleggera monta il medesimo propulsore 12 cilindri a V della DB11 di 5,2 litri di cilindrata sovralimentato con due turbo però modificato negli alberi a cammes e nelle mappature per erogare una potenza superiore: ben 725 cavalli a 6500 giri/minuto. Ma quello che è sconvolgente è la coppia motrice che raggiunge l’incredibile valore di 900 Nm costanti fra 1800 e 5000 giri/minuto. Proprio questa mostruosa coppia sarà il punto di forza nella guida della Aston Martin DBS. 

Per capire bene che significa, il presidente di Aston Martin, Andy Palmer ha fatto un curioso paragone nel presentare la DBS: ha paragonato la botta di potenza che ti trasmette in accelerazione una supersportiva come la DBS a un pugno ben assestato dato da un pugile professionista. Ebbene, la potenza del motore si può paragonare alla velocità con cui viene sferrato il pugno. Mentre la coppia motrice del propulsore sottolinea la forza, la violenza con cui viene dato il pugno stesso. Con 900 Nm di coppia la DBS provocherà un knock out virtuale a suoi possessori quando schiacceranno il gas... 

Il peso contenuto, i 725 cv di potenza e i 900 Nm di coppia garantiscono alla DBS Superleggera prestazioni elevate: va da 0 a 100 km/h in 3,4 secondi; raggiunge i 160 km/h da fermo in 6,4 secondi e tocca la velocità massima di 340 km orari. Per tenere a terra questa elevata cavalleria, la DBS monta raffinate sospensioni a doppio braccio anteriore in alluminio forgiato e un multilink posteriore, ammortizzatori a controllo adattivo di serie, ruote da 21” di dimensione generosa e una raffinata aerodinamica che sfrutta l’Aeroblade, il sistema di indirizzamento dell’aria attraverso lo splitter anteriore per generare deportanza - sviluppato già per l’Aston Vantage da corsa di Le Mans - e anche un sofisticato estrattore posteriore nato dalla collaborazione tecnica con Red Bull. Non mancano i sistemi di torque vectoring per migliorare la stabilità e l’inserimento in curva e gomme Pirelli appositamente sviluppate per la DBS dal costruttore milanese. 

La DBS sarà lanciata sui principali mercati europei a settembre 2018 ma il prezzo in l’Italia non è ancora stato definito: non dovrebbe però essere troppo dissimile dai 274mila euro che si pagheranno in Germania per acquistarla.