Il nome ufficiale è Gigafactory 1. E il numero 1 lascia intendere che potrebbe arrivare la numero 2. I sogni e le ambizioni di Elon Musk, il signor Tesla, sono enormi, grandi quanto la fabbrica che ha costruito nel deserto del Nevada, l’edificio con la superficie più estesa al mondo, un colosso da 5 miliardi di dollari.

Che si costruisce da solo: enormi bracci meccanici sollevano pareti, saldano travi. E’ un mastodontico automa, una “macchina che costruisce macchine”, come l’ha definita Musk. Gli uomini, per fortuna, hanno ancora un ruolo fondamentale e nell’oltre mezzo milione di metri quadrati della Gigafactory lavoreranno a breve 6.500 persone. 

Qui verranno prodotte batterie per le centinaia di migliaia di Model3 che Musk conta di vendere ogni anno. E chissà per cos’altro: il guru dell’automotive ecosostenibile e digitale ha già confermato il futuro lancio sul mercato di veicoli commerciali e per il trasporto di passeggeri, ossia camion e autobus rigorosamente elettrici e a guida autonoma. 

Musk ha messo tutto nero su bianco in uno dei suoi periodici “master plan”. Gli obiettivi per il futuro sono: produrre 500 mila auto all’anno entro il 2020, rendere disponibile un'efficiente sistema di ricarica domestica a pannelli solari (l’acquisizione della Solar City da parte di Tesla è imminente), rendere la guida autonoma dieci volte più sicura di quella “umana”. 

Ma non basta: nel mondo immaginato dall’imprenditore di origine sudafricana le automobili saranno condivise e i proprietari guadagneranno soldi grazie al car sharing, dal momento che “ognuno utilizza quotidianamente la propria auto solo per il 5 o 10% della giornata”. Dulcis in fundo, il progetto Mars Colonial Transporter, che dovrebbe portare l’uomo su Marte entro il volgere di pochi anni

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