Continuano le sofferenze finanziarie per Tesla, legate alla produzione della Model 3 che procede a rilento. La compagnia ha ammesso l’esistenza di quelli che ha definito “colli di bottiglia” nel processo produttivo della berlina, prodotta in appena 260 esemplari nel terzo trimestre dell’anno, contro una previsione di 1.500 esemplari. E le difficoltà si riverberano sui conti, che registrano perdite per 619 milioni di dollari nello stesso trimestre, contro un risultato in positivo, sebbene di appena 21,9 milioni di dollari, maturato nello stesso periodo del 2016.

Rallentamenti che nascono al reparto assemblaggio batterie: «Al momento, il principale limite alla produzione è stato nella linea di assemblaggio del modulo batteria alla Gigafactory 1, dove le celle sono assemblate in moduli. Quattro moduli vengono confezionati in una struttura di alluminio per formare il pacco batterie della Model 3», spiega una nota della casa californiana. I tecnici Tesla sono intervenuti per rivedere componenti chiave della linea di montaggio. Notizie non confortanti, che si sommano ai rumours circolati nelle scorse settimane - smentiti da Tesla - di una produzione condotta a mano in alcuni reparti, fino a settembre e di difficoltà nei processi di saldatura. 

Si prospetta, così, un miraggio il ritmo produttivo di 5.000 Tesla Model 3 prodotte a settimana, obiettivo che verrà raggiunto sul finire del primo trimestre del 2018, contro le previsioni iniziali di dicembre 2017. Un aggiornamento sullo stato di salute delle linee di assemblaggio della Model 3 verrà dato il prossimo gennaio, in occasione della comunicazione dei risultati dell’ultimo trimestre 2017.

Aspettando che l’impianto marci a pieno regime e sforni le Tesla Model 3 prenotate, con tanto di deposito, il marchio ha annunciato di aver testato per brevi cicli, nei reparti stampaggio, verniciatura, assemblaggio sedili, un’operatività oltre le mille unità prodotte a settimana e di 500 unità a settimana nelle aree assemblaggio pacchi batterie, saldature e assemblaggio finale.