Non ancora una rivoluzione per l'ambiente, ma di certo un colpo netto di acceleratore che mette pressione alle case automobilistiche. Il Pacchetto Mobilità presentato oggi dalla Commissione Europea prevede infatti un taglio drastico delle emissioni di anidride carbonica pari al 15% entro il 2025, un obiettivo intermedio rispetto al traguardo finale di una riduzione del 30% fissato entro il 2030. Percentuali che per altro andranno calcolate rispetto al limite di 95 g/km di CO2 che entrerà in vigore a partire dal 2021, già di suo molto più restrittivo dell'attuale.

Il Pacchetto Mobilità dovrà essere naturalmente approvato dal Parlamento Europeo, con l'onesta possibilità di modifiche che ne indeboliscano molto gli effetti, ma racconta finalmente di un primo progetto armonico, un ulteriore segno di vita in materia da parte dell'Unione Europea dopo quello d'aver adottato dal 1 settembre i nuovi test di omologazione Wltp (Worldwide harmonized light vehicles test procedure) con una serie di prove in laboratorio che obbligano le vetture a verifiche più prolungate nel tempo e ad un livello di prestazioni maggiore e comunque più aderente all'utilizzo reale della autovettura.

Quello che importa del nuovo Pacchetto Mobilità è invece il modo con cui i costruttori automobilistici stessi vengono chiamati in causa, considerando in modo globale le emissioni non di un singolo modello ma dell'intera gamma a listino. La riduzione delle emissioni del 15% nel 2025 e del 30% entro il 2030 è da considerarsi obbligatoria, e in caso di violazione sono previste sanzioni pari a 95 euro per grammo di anidride carbonica superiore al limite, per ciascuna auto. Il piano prevede poi il un sistema a premi per i costruttori il cui listino sarà composto dal 15% di vetture elettriche o ibride con emissioni inferiori a 50 g/km entro il 2015, mentre la quota salirà al 30% nel 2030. rispettando questi standard, le case automobilistiche potranno garantirsi un limite medio più alto di emissioni da rispettare con l'intera gamma.

La commissione tiene naturalmente a precisare che il pacchetto di Bruxelles è "tecnologicamente neutro", che almeno in teoria non intende favorire una tipologia di veicolo verde rispetto a un'altra, tanto da prevedere un piano d'azione per lo sviluppo di un'infrastruttura trans europea di carburanti alternativi con 800 milioni di euro di investimenti. Nella pratica però, la linea è segnata con una iniziativa che mette a disposizioni 200 milioni di fondi per lo sviluppo in Europa di una serie di impianti per la produzione di batterie per le auto elettriche, soldi disponibili già dal primo gennaio 2018.

"Troppo onerosa" e "al di là del livello di ambizione" della politica climatica Ue. È la prima valutazione dell'associazione dei produttori auto europei dell'Acea al Pacchetto Mobilità pulita presentato dalla Commissione europea, che fissa l'obbligo di ridurre le emissioni medie di CO2 della flotta di ogni casa automobilistica del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2021. Per l'Acea, infatti, se da un lato è "coerente" la scelta dell'orizzonte temporale del 2030, in linea con gli impegni sul clima, dall'altro l'introduzione di un target intermedio di riduzione del 15% entro il 2025 "non lascia abbastanza tempo per fare i necessari cambiamenti tecnici e di design ai veicoli". Per questo ora l'associazione "lavorerà con i suoi membri per valutare tutti i dettagli delle proposte prima di continuare a impegnarsi con le istituzioni europee su questo dossier".