Wiebe Wakker non ha fatto il giro del mondo in 80 giorni come Phileas Fogg. Ce ne ha messi molti di più rispetto al protagonista del romanzo del 1873. Jules Verne però sarebbe ugualmente fiero dell'olandese, che lo scorso 7 aprile ha raggiunto il giardino botanico reale dell’Opera di Sydney: l'ultima tappa del suo immenso progetto. Un'impresa straordinaria, quella di Wakker, che tre anni fa ha deciso di ricaricare la sua Volkswagen "Blue Bandit" per fare il giro del mondo. Il suo obiettivo era quello di cambiare le opinioni delle persone e ispirarle ad adottare la guida elettrica, dimostrando i benefici della mobilità disponibile.

Un viaggio di 95.000 chilometri compiuto nel giro di 1.119 giorni, attraversando 33 Paesi. Tutto è stato documentato direttamente da Wiebe Wakker sul proprio blog "Plug me in". La vera sorpresa è che la Volkswagen Blue Bandit è una macchina modificata dallo stesso pilota: se non fosse stato per i cambiamenti effettuati, avrebbe consumato 6.785 litri di benzina. Invece, l'auto ha un'autonomia di 200 km con una sola ricarica. Questo ha permesso a Wakker si spendere appena 300 dollari, ovvero 267 euro per tutto il viaggio.

Il viaggio del Mondo ha avuto uno scopo ben preciso: la lotta al cambiamento climatico: Wakker, infatti, si è affidato alla generosità del pubblico che lo ha sostenuto in questi tre anni, ricevendo pasti, alloggi e, appunto, ricariche per la batteria della sua Blue Bandit. Tre anni in cui Wakker ha potuto portare avanti una battaglia contro il global warming e in cui ha anche unito le sue passioni: i viaggi, la fotografia, il videomaking e, ovviamente, la sostenibilità e le auto elettriche.

Per attraversare l'intero globo, Wakker è anche passato per l'Italia, ad Arezzo, fino ad arrivare in Scandinavia, a Mosca, a Istanbul. Poi il viaggio è proseguito verso il sud-est asiatico, dove la sua Volkswagen ha percorso le strade di Myanmar, Malesia e Indonesia. Per portare a termine questa missione, Wakker ha dovuto anche imbarcare la propria auto su alcune navi, ma con costi sono sempre ridotti al minimo. L'arrivo a Sidney è stato dunque il coronamento di un sogno e la dimostrazione che le auto elettriche hanno un grande potenziale.