Fa un certo effetto pensare che il responsabile del Design Ferrari, al quale è affidato il compito di disegnare le GT più famose nel mondo, abbia lavorato negli anni ‘80 nella... redazione di Auto. Eppure è così: Flavio Manzoni, 50 anni, laureato in architettura con una tesi in Disegno Industriale, ha mosso i primi passi come nostro collega. Nel 1985, anno in cui la neonata rivista stava muovendo i primi passi prima di diventare un fenomeno editoriale, frequentava la nostra redazione un ragazzo sardo (Manzoni è nato a Nuoro) destinato a diventare un vero talento del mondo del design automobilistico. Manzoni, all’epoca, studiava Architettura all’Università di Firenze: per diletto si divertiva a disegnare su fogli sparsi bozzetti di automobili, come fanno tanti ragazzi in una pausa dallo studio. Sognava però di poterlo fare, un giorno, per una Casa automobilistica. Un pomeriggio, il futuro laureando ha ricevuto una telefonata che gli avrebbe cambiato la vita. Come lui stesso racconta con parole che sono un mix di nostalgia e sincero orgoglio: “Mi cercò Mario Simoni, all’epoca responsabile della rubrica che Auto aveva ideato per prefigurare automobili future. In pratica mi venne chiesto di anticipare ogni mese, con uno o più disegni, un modello che sarebbe uscito di lì’ a poco sul mercato. Mi disse, Simoni: ti faremo avere foto-spia scattate a prototipi ancora camuffati e ti forniremo le altre informazioni. Tu immaginerai il resto... Toccavo il cielo con un dito. Iniziavo, tornando a casa in treno, a immaginare quell’auto ancora ignota nella sua forma definitiva. Utilizzavo varie tecniche di disegno, dall’acrilico all’aerografo. Ma partivo sempre dal foglio bianco, utilizzando la matita. Una volta completato il rendering che mi era stato richiesto, lo portavo in redazione. Sul primo numero venne pubblicata l’anticipazione di una Jaguar XJ. Poi mi sono scatenato disegnando bozzetti di Audi, Mercedes, Fiat, VW... Ho lavorato per voi fino al 1992, quando mi sono laureato. Quelli di Auto stati anni importanti e divertenti, anche perché in testa avevo un’idea fissa: studiavo architettura ma il desiderio era quello fare la tesi in Disegno Industriale con soggetto, ovviamente, un’auto. Era un sogno che avevo fin da bambino”. I bozzetti realizzati per la nostra rivista sono stati una vera palestra per il giovane Manzoni che ricorda quei giorni con un pizzico di nostalgia: “Per realizzare un disegno erano necessari non meno di dieci giorni: le parti più complicate, soprattutto quando utilizzavo la tecnica dell’aerografo, riguardavano il perfezionamento dei dettagli di un faro, di una ruota, o il badge che era sempre una miniatura... Osservando oggi il disegno di questa Audi  posso dire di essere ancora contento del mio lavoro, considerando che allora non esisteva Photoshop. La passione non mi mancava davvero”. Lancista per vocazione familiare (“Papà aveva una Fulvia berlina, mio zio una HF e io, bambino, rimasi folgorato quando vidi passare per strada una Stratos...”), all’età di 26 anni Manzoni riuscì a sviluppare la tesi di laurea presso la Lancia. “Preconizzai una berlina a cinque posti ma con un abitacolo riconfigurabile: grazie a un sedile basculante, i posti potevano diventare da cinque a sei e disporsi vis à vis creando un salotto a vettura ferma. Era un’idea che avrei poi applicato, in seguito, quando disegnai la concept Dialogos”. Piacque molto quel progetto e, dopo la laurea, Manzoni venne subito assunto in Lancia. Fu il primo gradino di un entusiasmante percorso professionale che può essere da insegnamento per giovani studenti e creativi. In Lancia, Manzoni lavorò, con una pausa tra il 1999 e il 2001 in Seat, a vari progetti: Ypsilon, Musa, i concept Stilnovo e Granturismo, fino all’utopia Fulvia Coupé. “Quella concept resta un grande rimpianto: difficoltà interne in Lancia impedirono il passaggio dalla concept al modello stradale. Ma se guardate ancora oggi il prototipo potete scorgere grandi segnali di modernità. La mia idea era quella di rispettare le forme iconiche di quella coupé, mito degli anni ‘60 e ‘70, ma con un metalinguaggio delle forme di grande attualità. Non sarebbe stata un’operazione di remake della storica Fulvia Coupé, tra l’altro io non amo la tendenza del retrò-design per un’automobile...”. I successivi tre anni nel Gruppo Volkswagen (2006- 2009), scelto da Walter de’ Silva, costituirono il trampolino di lancio definitivo per Manzoni: nel 2010 Luca di Montezemolo lo chiamò per dare vita e dirigere il nuovo Centro Stile della Ferrari. Il sogno del giovane collaboratore di Auto diventò una scintillante realtà. “Le persone mi chiedono spesso cosa significhi lavorare per la Ferrari e la risposta è netta: quando realizziamo un’automobile che ha il Cavallino Rampante sulla carrozzeria ne siamo particolarmente orgogliosi perché qui si lavora con un preciso obiettivo: raggiungere l’eccellenza assoluta. Sentiamo il dovere etico di non tradire la nostra storia. Quando mi viene chiesto: qual è la Ferrari più bella che ha disegnato? Sarei tentato di dire LaFerrari, l’FXX K oppure la nuova 488 GTB. Lavori dei quali vado particolarmente orgoglioso. Poi mi rendo conto che la filosofia che si respira qui a Maranello impone sempre di pensare al futuro, non al passato: non possiamo esimerci dal creare auto che non siano null’altro che dei capolavori. Abbiamo la necessità di spostare continuamente in avanti quel limite. Di fare sempre meglio. Non dobbiamo accontentarci mai. È una sfida costante verso se stessi e il mondo. Per uno come me che, da bambino, immaginava automobili e guardava fuori dalla finestra, sognando cosa avrebbe fatto da grande, è una sensazione impagabile”. Ed è altrettanto impagabile, per la redazione di Auto, pensare che Flavio Manzoni, un tempo nostro collega, sia oggi al centro di quell’incredibile, affascinante e meraviglioso progetto che è disegnare le future Ferrari. Nel nostro piccolo, ne andiamo fieri..

Da Auto alla Ferrari, Flavio Manzoni - il design