Sedici anni a listino per la mitica Fiat 127, prodotta dal 1971 al 1987 in circa 5 milioni di esemplari e vincitrice del premio Auto dell’Anno nel 1972, terza italiana a trionfare dopo la Fiat 128. Sono passati 42 anni dal trofeo, ma la 127 conserva ancora un evidente alone di fascino, compatta dal design originale di Pio Manzù e dimensioni (lunghezza 3,59) e massa (700 kg) che adesso la farebbero classificare una citycar. Invece è stata un’automobile di grande impatto, dotata di motore anteriore e trasversale, trazione anteriore, su un pianale nuovo e sospensioni con schema a ruote indipendenti, anteriore McPherson e dietro con balestra. Cugina della Autobianchi A112 (che arrivò prima sul mercato) la 127 presentava ottima abitabilità interna e doti stradali notevoli per la sua classe. Le tre serie, del 1971, 1977, 1981 hanno sempre implementato le qualità originali del modello, poi ampliate anche con la 127 Panorama (la giardinetta) e la 127 D a gasolio, basate sulla 147, la versione brasiliana. Dotata inizialmente del motore serie 100, un caposaldo per Fiat, il t 4 cilindri di 903 cm3 (valvole in testa) capace di erogare 47 cavalli per una velocità massima di 140 km/h, la 127 è stata un “sunto” per le compatte che poi l’anno seguita. Una pietra miliare per Fiat e anche per la concorrenza, sopravvisse per qualche anno anche all’avvento della Fiat Uno. Molti ricorderanno la Fiat 127 Sport del 1978, allestimento speciale con motore da 70 cavalli (1049 cm3) che facevano la loro bella figura su un’auto del peso di 775 kg. Le modifiche riguardavano la fasatura dell’albero a camme e i condotti di aspirazione e di scarico. Fu alzato il rapporto di compressione, usato un carburatore a doppio corpo e valvole di maggiore diametro. Una progenitrice delle piccole bombe degli anni ’80, e della indimenticabile Uno Turbo.