Non le bastava il motore della GT-R, ha esagerato e si è preso quello della Nismo. E' oggetto che non cede a compromessi, Nissan Juke-R 2.0, svelata al Festival di Goodwood 2015 quattro anni dopo quell'esperimento sotto forma di show-car che fu la prima Juke-R Nismo. Poi ebbe un seguito, realizzata su richiesta, prevedibilmente la stessa strada la percorrerà la R 2.0. Cambia profondamente il crossover, più di quanto un occhio poco attento potrebbe immaginare. La modifica di maggior impatto è legata al propulsore, il V6 biturbo da 3.8 litri che tocca i 600 cavalli, collegato alla trazione integrale e capace di portare la GT-R Nismo da 0 a 100 km/h in 2"7. Un valore non troppo distante dovrebbe essere alla portata anche della Juke-R, mentre sul fronte della velocità è bene dimenticare i 313 di cui è capace la coupé. Staccherà una gran punta la piccola Juke, impensabile tuttavia vederla rivaleggiare sugli stessi valori, innanzi tutto per questioni aerodinamiche e di sezione frontale. Detto delle novità sotto al cofano e in attesa di una scheda tecnica più dettagliata, ci sono gli interventi estetici e, necessariamente, aerodinamici a differenziare le due Juke-R. Il frontale mette in mostra il nuovo look, quello del restyling, con la calandra rinnovata, la V ampia e un motivo a nido d'ape sulla griglia, completato da una cornice lucida. Le esigenze di raffreddamento hanno fatto sì che il paraurti stravolgesse le forme originarie, introducendo un elemento con enormi aperture (Nissan spiega che si è raddoppiata la superficie sulla quale far fluire l'aria) e un design squadrato, sul quale trova spazio un ampio splitter in fibra di carbonio nonché luci diurne a led con plastiche brunite. Anche le lampade dei proiettori principali sono state modificate, al pari degli specchietti, che inglobano le frecce, senza dimenticare il cofano motore con due prese Naca. Invariata, invece, la tinta carrozzeria, nero opaco.

Le foto di Nissan Juke-R 2.0

I passaruota sono ora realizzati in carbonio e avvolgono ruote con cerchi da 20 pollici, color canna di fucile, dietro ai quali spiccano le pinze dorate dell'impianto frenante a sei pompanti davanti e quattro dietro. Minigonne rivisitate, anch'esse in composito, come l'ala posteriore. Sebbene appaiano due profili tra loro staccati, fanno parte di un unico elemento, ancorato sullo spoiler. Completamente diverso è il paraurti posteriore, più chiuso, con due finestrelle per i terminali di scarico, realizzati in carbonio. Fabiano Polimeni