Il Biscione compie 106 anni. Uno dei marchi più passionali di sempre pare finalmente avviato verso un periodo felice. "Quando vedo un'Alfa Romeo mi tolgo il cappello". Vale sempre la pena scomodare la mitica frase  Henry Ford, uno dei padri dell'automobile.

Il mito della Casa del Biscione era tale già prima dell'inizio del campionato del Mondo di Formula Uno. Negli anni precedenti al secondo conflitto mondiale Alfa Romeo era sinonimo di tecnologia, belle automobili e grande sportività.

La Casa - Anonima Lombarda Fabbrica Automobili - nata il 24 giugno 1910, è stata la prima scuderia vincente in F1. I primi due campionati mondiali di Formula Uno sono stati vinti da Alfa Romeo, nel 1950 con Nino Farina su Alfa 158 e nel 1951 con Juan Manuel Fangio su Alfa 159, un bolide che arrivava fino a 425 cavalli con il suo 8 cilindri sovralimento di soli 1,5 litri di cilindrata.

La storia di Alfa Romeo, quella che Sergio Marchionne sta cercando di riportare agli antiche glorie, spinto dalle incredbili emozioni del pubblico , ha avuto il suo zenit in quegli anni, ma i trionfi sono stati numerossimi. Tutti volti a consolidare il mito.
Tazio Nuvolari alla Mille Miglia sfrecciava (anche) con l'"Alfa rossa" citato anche nell'omonima canzone da Lucio Dalla.

Enzo Ferrari nel 1920 cominciò a correre sulle Alfa,  poi la squadra corse di Alfa fu guidata da lui col nome di Scuderia Ferrari.

E il mitico Cavallino Rampante, simbolo delle Rosse, per la prima volta in corsa fu messo su un'’Alfa Romeo nel 1923, quando Enzo ricevette in dono il simbolo dalla contessa Paolina Biancoli, madre di Francesco Baracca, l'asso volante della Prima Guerra Mondiale. Ferrari fu licenziato dall'Alfa nel 1939 e quando vinse in F1 con i bolidi di Maranello contro la sua exs quadra a Silverstone disse: "Oggi ho ucciso mia madre".

Infiniti aneddoti grandi vittorie anche negli anni 60, come non ricordare le Giulia GTA che bastonavano le Porsche e anche un canto del cigno in F1 a fine anni Settanta con Niki Lauda al volante.
Poi il superturismo, con le mitiche Alfa 155 col celebre V6 Busso portate al trionfo da Alessandro Nannini nel DTM tedesco, battendo i colossi di Germania e infine il WTCC il campionato mondiale turismo.

E ovviamente le auto di serie. Quelle che hanno stregato tutto il mondo. L'immortale Duetto, la stirpe della Giulia. Le auto da famiglia che vincevano le corse. Un concentrato di emozioni, ma anche di zenit e nadir nella produzione. Ora la strada non è spianata, ma la Giulia pare aver mostrato la luce.