La querelle sulle presunte strategie di controllo delle emissioni inquinanti su alcuni modelli Fiat e Chrysler, sollevata dal ministero dei Traporti tedesco e sfociata nella richiesta (settembre 2016) di mediazione della Commissione Europea tra Germania e Italia, registra un altro capitolo. Dopo la chiusura della mediazione lo scorso marzo, arriva il primo passo formale dalla Commissione Europea per l'apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia, rea di «non aver ottemperato gli obblighi e adottato azioni correttive sui modelli FCA in questione e di non aver imposto sanzioni al Costruttore», recita la nota emessa da Bruxelles. «La Commissione chiede formalmente all'Italia di rispondere alle preoccupazioni che il Costruttore non abbia giustificato sufficientemente le necessità tecniche, quindi la legalità, dei "defeat device" utilizzati».

L'invio di una lettera di messa in mora apre un periodo di 2 mesi, entro i quali il paese membro deve replicare alle evidenze e le contestazioni avanzate, in assenza si procede con l'invio di un parere motivato. L'Italia è responsabile dell'omologazione dei modelli sui quali sarebbero state riscontrate delle strategie di controllo delle emissioni inquinanti vietate dalle normative. Le autorità nazionali di ciascun stato membro, secondo le leggi europee, sono responsabili dei controlli sul rispetto degli standard europei prima del rilascio dell'autorizzazione alla vendita sul mercato. 

La nota della Commissione richiama genericamente dispositivi del tipo "defeat device", nella cui categoria rientrano sia software che timer su modalità di funzionamento del motore al banco, tali da portare a emissioni di NOx più alte in condizioni di utilizzo esterne al test.

FCA nega l'utilizzo di aver usato defeat device

Esistono, tuttavia, delle eccezioni ammesse al'utilizzo di determinate strategie di funzionamento del motore, necessarie per evitare danni al propulsore e garantire il funzionamento senza quelli che la normativa definisce "incidenti". La Commissione Europea ha sollevato dubbi sulle giustificazioni addotte da Fiat Chrysler Automobiles group sulle necessità tecniche alla base dell'impiego delle strategie di funzionamento dei propulsori rilevate, da qui la responsabilità diretta del ministero dei Trasporti, chiamato a vigilare sul rispetto della normativa e infliggere adeguate sanzioni in caso di violazione.