Immaginate un bambino che, nella Madrid degli anni ‘70, ancora soggiogata dal regime franchista e parecchio distante dal mondo industriale del resto d’Europa, viene fulminato da uno spot televisivo che promuove un’auto all’epoca singolare: la Fiat 128 Sport, variante sportiva a tre porte della popolare berlina che aveva motorizzato molte famiglie, in Italia e in Europa.

Fu per me una folgorazione, rimasi attonito, e con la merendina in mano, alla vista di quella sportiva così accattivante, con quel montante posteriore sinuoso e rotondo, piacevole da vedere. E da disegnare: infatti da quel momento riempii i fogli bianchi del mio quadernetto di 128 Sport, di ogni colore, di ogni grandezza”.

Chi parla è Alejandro Mesonero, 49 anni, volto sorridente da spagnolo in gita e chief-designer della Seat, il marchio emergente nel colosso VW che, nel 2016, ha fatto segnare un bel segno “+” con un bilancio in attivo di 143 milioni di utile operativo.

Merito di questa ripresa sono state anche le ultime due proposte sul mercato: la Ateca e la Leon ristilizzata. Modelli che anticipano la nuova Ibiza, l’auto che fin dalla prima generazione, apparsa nel 1984, ha costituito una vera e propria task-force commerciale per Seat con 5,4 milioni di esemplari venduti.

La quinta serie è uscita dai... quadernetti di Mesonero, come ci racconta accarezzando i fari triangolari della nuova arrivata: “Non è stato facile, due anni fa, partire da zero e ricreare per questa automobile simbolo del nostro marchio un’idea di futuro, coniugando la sportività che è da sempre nel Dna Seat alla raffinatezza che volevo esaltasse la quinta generazione.Mi è venuta incontro la nuova forma data all’Ibiza, più larga rispetto alla precedente e con carreggiate maggiorate di ben 9 cm. Il frontale è la parte dove è cambiata maggiormente: l’ho reso più largo e aggressivo, senza cambiare il logo Seat come ci era venuto in mente in un primo momento Quello è e rimarrà la firma sui nostri modelli. Ho pensato a un cofano con una vistosa scalfatura centrale che desse un’idea quasi racing e , soprattutto, a gruppi ottici triangolari. Design ripreso in altri dettagli della Ibiza, basta guardare la forma degli specchietti esterni, anch’essi triangolari. Perché il triangolo? A mio parere è il simbolo della perfezione, con i tre lati che possono essere uguali tra loro ma anche no. È una figura geometrica che mi ha sempre colpito perché fornisce una visuale stabile anche se ruotata su stessa. Ed un’icona stilistica”.

La nuova Ibiza, che arriva dopo il primo Suv della Casa spagnola, ossia la Ateca, rappresenta anche uno sforzo per differenziarsi dagli stilemi di Audi, Volkswagen e Skoda: “Seat è stato per anni il brand dell’Auto Emotion, della sportività applicata a modelli di serie, anche popolari. Oggi intendiamo aggiungere quel tocco di raffinatezza e quel respiro sofisticato che mancava. Salite a bordo della nuova Ibiza e vi troverete al cospetto di una plancia diversa da tutto quello che è sportività allo stato puro: abbiamo puntato a rendere evidente la ricerca dell’eleganza, seppur minimalista, nella consolle centrale, nelle bocchette d’aerazione più sottili, nel volante e, soprattutto, nella divisione in due nette sezioni orizzontali della stessa. Ho pensato, per quella zona, a un fascione in plastica rigida, che riprendesse la tinta esterna della carrozzeria, per rendere più evidente questo ordine delle cose. Il resto lo fa il display touchscreen da 8” che fa comparire o scomparire le indicazioni di selezione ai lati dello schermo per facilitare l’uso dei comandi. È facile da usare e anticipa la filosofia dell’auto connessa con semplicità e immediatezza che esalterà tutti i nostri prossimi modelli: dall’Arona, che faremo vedere al prossimo Salone di Francoforte e debutterà in concessionaria a fine anno, allo sport utility di taglia XXL che vedrà la luce nel 2018”.

Poi Mesonero torna a quello spot della Fiat 128 Sport, ai suoi 8 anni, al primo quadernetto e alle matite: “In fondo è cambiato poco da allora: c’è l’immaginazione del bambino che è diventato lo stilista di oggi, con (ride ndr) ben altre responsabilità quando si mette a disegnare un’automobile. Ma con un grande, enorme rispetto per il mondo del design italiano: ritengo che l’epoca d’oro dello stile applicato all’automobile sia quella degli anni ‘60-’70 e della vostra meravigliosa batteria di fuoriclasse dello stile, da Giorgetto Giugiaro, la cui prima Golf è un monumento alla perfezione, a Bertone, a Pininfarina e agli altri eccellenti carrozzieri che hanno insegnato a noi giovani come affrontare un foglio bianco. Walter de Silva è stato il tramite tra quel passato così glorioso e il futuro”.