Prima i cinesi che si comprano la FCA, poi la Great Wall che vuole acquisire soltanto il brand Jeep, adesso la voce annunciata da Bloomberg dello scorporo di Alfa Romeo e Maserati dalla galassia FCA. In questo agosto caldo, mentre i rivali presentano nuove e concrete automobili per conquistare il mercato (Porsche Cayenne, BMW M5, Volkswagen T-Roc, Ferrari Portofino, eccetera) sembra che attorno al gruppo FCA si parli soltanto di finanza, di operazioni strategiche di acquisizione o smembramento, invece che di automobili vere e proprie. Che sono quelle che con le vendite tengono in piedi un brand automobilistico, non le fusioni aziendali.

Viene quasi da pensare che FCA, poiché non parteciperà al prossimo salone di Francoforte di settembre né con i marchi generalisti (FIAT, Chrysler, Jeep) e nemmeno con i marchi di lusso (Maserati a parte) voglia comunque far parlare di sé alimentando indirettamente certe voci che la riguardano.

Il risultato comunque è che la gente ci crede perché si continua a parlare delle manovre strategiche di Marchionne, il mercato borsistico gli va dietro e il valore di borsa del gruppo FCA continua a salire. L’azione FCA alla borsa di Milano ha raggiunto quota 12,40 euro mentre un mese fa oscillava traballando fra 9 e 10 euro. Quasi il 25% in più in trenta giorni! Ovviamente della stessa percentuale si è alzato il valore dell’azienda. Dite voi se le voci incontrollate non hanno fruttato a Marchionne e Elkann.

Visto che Marchionne da mesi ha annunciato che a fine 2018 lascerà l’incarico di amministratore delegato del gruppo consegnando però bilanci in attivo e debiti azzerati, un incremento del valore borsistico della FCA può fargli solo comodo. Quindi FCA non ha interesse a smentire anche le voci più surreali, in nome del vecchio detto: basta che se ne parli, ed è tutta pubblicità (in questo caso dovremmo dire: è tutto aumento del valore in borsa).

Ma le manovre aziendali di cui si parla per FCA - fusioni o scorporo dei vari brand - hanno davvero un senso dal punto di vista strategico? In realtà no. L’idea di vendere FCA ai cinesi, chiunque essi siano, sarebbe a conti fatti una mezza follia per la situazione particolare in cui si trova il gruppo FCA che ha massimizzato le vendite negli ultimi anni ma ha lesinato su investimenti in ricerca e sviluppo.

Un’acquisizione cinese avrebbe senso se il nuovo compratore rilevasse un’azienda piena di progetti a cui mancano però i capitali per realizzarli. Come è successo quando Geely ha comprato Volvo da Ford nel 2010; quando Tata ha acquisito il gruppo Jaguar-Land Rover; e quando Dong Feng è entrata parzialmente nella proprietà di Peugeot ri-finanziandola. In tutti questi casi, i nuovi compratori hanno messo soldi nell’azienda acquisita per concretizzare la realizzazione di vetture che erano già state in parte progettate ma esistevano solo a livello teorico. Servivano i soldi per industrializzarle e venderle. Da quegli investimenti finanziari sono poi nate una intera gamma di nuove moderne vetture che hanno avuto successo sul mercato. Volvo serie 90 nel caso di Geely/Volvo e tutta la nuova famiglia Evoque e Range Rover per Tata/Land Rover,

Nel caso di Fiat invece, le cose stanno diversamente. I bene informati dicono che il marchio abbia in realtà i cassetti vuoti. Non ci sono nuovi progetti in preparazione dopo la Tipo, se non idee abbozzate ma ben lontane dalla concretizzazione. Proprio perché Marchionne negli anni scorsi ha ridotto gli investimenti su ricerca e sviluppo per non far crescere nuovamente i debiti.

Lo stesso discorso vale per Alfa che, dopo la Stelvio, non ha ancora avviato il rifacimento della Giulietta, la macchina più vecchia del gruppo (la Mito verrà abbandonata). Quindi un nuovo compratore del gruppo FCA dovrebbe investire soldi prima che nella realizzazione di progetti esistenti (che non ci sono), nel finanziamento di ricerca e sviluppo. Perciò le nuove auto vedrebbero la luce non dopo un paio di anni, ma dopo cinque o sei. E non è un grande affare per un acquirente la prospettiva di spendere, spendere e spendere, ma recuperare soldi dagli investimenti solo dopo tanti anni.

Inoltre alla Fiat serve un partner forte a livello motoristico per realizzare una nuova famiglia di motori e soprattutto specializzato in fatto di propulsione elettrica, il quale sia in grado di portare a FCA quella tecnologia ibrida/elettrica che a Torino e Detroit non hanno. E che sarà decisiva per vendere automobili nel mondo dal 2020 in poi. E questi ideali partner non possono certo essere i cinesi, che sono tecnologicamente scadenti. Ma ci vuole una industria tecnologicamente “forte” nell’automobile come quelle europee o americane.

Scorporare Alfa e Maserati da FCA poi non avrebbe tanto senso perché priverebbe completamente FCA di valore. A parte le vendite del marchio Jeep, FCA privata dei marchi di lusso diventerebbe monca. Inoltre l’interscambio di tecnologie fra Jeep, Chrysler, Alfa e Maserati (motori comuni e tanti altri componenti) In caso di smembramento dei marchi le lascerebbe monche di organi importanti. Cui potrebbe rimediare solo un partner tecnico forte che fornisse la propria tecnologia in sostituzione. E non sono certo i cinesi.

Ecco perché per vari motivi, se FCA vuol continuare a costruire automobili nel prossimo decennio, farebbe bene a non scorporare i propri marchi e ad evitare di cedere la proprietà ai cinesi.