In contemporanea con i trionfali blitz in borsa, c'è qualche ombra per Elon Musk. Tesla, che da qualche anno sta rivoluzionando il concetto di automobile, oggetto negli Stati Uniti di una vera e propria eccitazione collettiva, e di relativi picchi in borsa, ha vissuto la sua tempesta di fine estate.

La Model 3, l’auto più attesa del decennio non c’entra, quella è una sfida cruciale che è partita con i migliori auspici. Resta coinvolto un altro elemento fondamentale della mobilità del futuro prossimo. La guida autonoma, sulla quale stanno puntando, a differenza della propulsione elettrica, tutti i Costruttori con la massima convinzione.

E ovviamente Elon Musk, al quale non manca certo l’acume del grande imprenditore, è sempre stato in prima fila per lo sviluppo delle tecnologie di assistenza al volante. Sulle Tesla lo ha chiamato Autopilot ed è stato subito un fiore all’occhiello. Con relativi proclami di imminente, o quasi, operatività sui modelli di serie. E di numerose implementazioni allo studio.

P>ioneristico Musk lo è stato dal primo giorno che ha pensato ad un’automobile, diversa dalle altre e subito efficiente.Ma la tempesta, una grandinata non di secondo piano, non è stata istantanea. E’ cominciata mesi fa con l’uscita da Tesla di Sterling Anderson, nientemeno che il capo degli ingegneri responsabili proprio dello sviluppo dell’Autopilot. Letteralmente, una doccia fredda. Anderson non se n’è andato perché qualcuno l’ha coperto di dollari, ma perché in disaccordo con proprio con Elon Musk. Poi a giugno è stata la volta del suo successore, Chris Lettner. Che proveniva da Apple.

E non solo. Secondo fonti del Wall Street Journal, negli ultimi tempi almeno altri dieci ingegneri e altri quattro manager della divisione divisione legata all’Autopilot hanno lasciato Tesla. Una vera e propria diaspora, che, pur nell’euforia sempre maggiore che circonda il Marchio, ha creato qualche preoccupazione. L’Autopilot è diventato una sorta di countdown per chiunque ci si trovi coinvolto. Un turnover troppo serrato, a tutti i livelli. Che ha destato qualche sospetto.

Intanto Musk non si volta indietro, ben conscio che ha la concorrenza alle calcagna, e punta dritto alla versione 2.0 della sua guida automatica. Che vuole anticipare, anche se uno dei “fuoriusciti”, di sicuro col dente avvelenato, ma non certo uno sprovveduto sull’argomento, avrebbe detto che il sistema se non perfezionato potrebbe mettere a rischio la vita degli automobilisti. Di certo qualcosa di non ottimizzato c'è.

Alcuni punti grigi ci sono. Mobileye, fornitrice del sistema di calcolo dell’Autopilot, ha interrotto il rapporto con Tesla nel 2016 e come noto è entrata nell’alleanza con FCA, Bmw e Intel. E inoltre Tesla usa sensori radar e telecamere per l’assistenza alla guida, mentre la maggior parte della concorrenza starebbe sviluppando il self drive con sensori Lidar, basati sul laser, più costosi ed efficienti. E più adatti ad una guida automatica davvero sicura. Anche questa scelta economica, avrebbe messo i collaboratori di Musk in rotta di collisione col capo. E il finale a quel punto era già scritto.