I grandi designer italiani hanno prefigurato l'auto del futuro in un incontro a Torino. Il dibattito si è svolto con Andrea Levy, presidente di Parco Valentino, e Chiara Appendino, Sindaca di Torino, durante la tavola rotonda organizzata per la presentazione della 4ª edizione del Salone dell’Auto di Torino al Museo dell’Automobile.

I designer sono Aldo Brovarone, Leonardo Fioravanti, Fabrizio Giugiaro, Filippo Perini e Paolo Pininfarina che si sono posti il quesito e che ne hanno raccontato personali punti di vista, frutto di esperienze diverse e di differenti momenti storici vissuti.

Paolo Pininfarina: “Chi afferma che l’auto elettrica non abbia futuro è perché non l’ha mai guidata, oppure perché ha interesse a difendere l’attuale produzione del motore termico. La cosa più drammatica quando scendi da una vettura elettrica e risali su una termica è notare le differenze, le vibrazioni, i rumori”.

A ruota Fabrizio Giugiaro, che amplia la questione sull’immediato futuro: “Credo che l’elettrico sia un presente dal quale i costruttori non potranno prescindere. Penso però, per quanto ci riguarda come designer, che più che l’elettrico saranno le leggi a definire l’auto del futuro che, per rispondere all’abbassamento dei limiti di velocità, perderà in aerodinamicità. Inutile avere una vettura a forma di missile quando non si potrà andare in città oltre i 50 km/h. Saranno le norme a definire il nuovo concetto di design”.

Leonardo Fioravanti, crede nella propulsione elettrica, anche se non nasconde le difficoltà oggettive che ne rallenteranno la diffusione: “Chi crede che l’auto a propulsione elettrica non sia sportiva si sbaglia di grosso. I motori a propulsione elettrica, la cui ingegneria prevede molti meno pezzi di quella del motore termico, offrono una grande possibilità per designer e Case automobilistiche, che potrebbero quindi uscire dai soliti stilemi che uniformano lo stile delle auto. Cos’è quello che spinge il car design delle vetture elettriche? La fantasia dell’uomo, sollecitata da nuovi bisogni, come l’ingombro delle batterie, la differente necessità di raffreddamento del radiatore eccetera”.

Aldo Brovarone, dalla cui penna sono nate vetture come la Ferrari Superfast II, ha aggiunto: “Sarà elettrica e autonoma l’auto che guideranno i ragazzi tra qualche anno, nonostante per la motorizzazione elettrica prevedo grandi difficoltà per stilisti e ingegneri che dovranno fare i conti con il peso delle batterie, i tempi di ricarica, per esempio”.

Filippo Perini, che prima di arrivare in Italdesign ha disegnato sportive tra cui Aventador e Huracàn di Lamborghini, ha detto. “L’automobile è anche passione per cui credo che le sportive non smetteranno mai di essere disegnate e prodotte, nonostante siano un oggetto totalmente edonistico e tutto sommato inutile, se si considera il momento storico. Ma credo anche che i designer debbano cominciare a pensare di rivoluzionare completamente il paradigma della mobilità che sarà necessariamente integrata e che non possa prescindere dalla sostenibilità ambientale. Il pianeta non può sostenere questo tipo di produzione industriale automobilistica”.

Pareri anche sulla guida autonoma. Per primo l’ingegner Fioravanti, papà della Ferrari Testarossa. “Ci chiamiamo carrozzieri perché abbiamo proseguito il lavoro di chi, prima di noi, disegnava carrozze che prevedevano: un cocchiere, un cavallo, dei passeggeri. Domani, anzi già oggi, il cocchiere è elettronico, il motore è elettrico e i passeggeri chiacchierano tra loro senza occuparsi della strada. In passato, oggi e domani, l’auto avrà molte forme ma sarà sempre considerata sinonimo di libertà personale”.

Brovarone punta sul piacere della guida: “La guida autonoma sarà un’incognita, il vero nodo di scambio con cui i designer si troveranno a dover lavorare. Un futuro che presenta un lato da non sottovalutare, ovvero il piacere di guida. Se l’industria sceglierà di privarcene, allora tanto vale prendere il treno”.

Il pensiero di Fabrizio Giugiaro.“Noi designer dobbiamo fare i conti con il marketing, che ci richiede vetture belle. Che però devono essere compatibili con le norme, con la nuova tecnologia e con i nostri cambiamenti fisici. Il ruolo che abbiamo è quello di convincere i nostri clienti di abbandonare la vecchia fisionomia di design e pensare al nuovo, esattamente com’è successo con il suv. Le volumetrie sono forse meno accattivanti, ma la sfida sarà appassionante proprio per questo. Sarà l’auto a dover badare alla guida e al codice della strada, e i passeggeri potranno scegliere dove stare e come, anche in piedi per assurdo”.

La visione di Perini.“A Torino abbiamo un vantaggio, rispetto tutto il mondo. Abbiamo l’esperienza, abbiamo la creatività, abbiamo la possibilità di fornire alle Case automobilistiche, vincolate dal marketing a non uscire da certi schemi di linee e di design, la luce per poter andare al di là e disegnare davvero il futuro. Quello che succederà sarà anche un cambio di interlocutori, come le istituzioni pubbliche che s’interfacceranno con noi per capire come sviluppare le città del domani in base alla guida autonoma e alla produzione e distribuzione dell’energia elettrica”.

Il commento di Pininfarina.“Siamo all’inizio di un cambiamento epocale. L’auto connessa è una sfida completamente nuova, da esplorare, che racconta di emozioni ed esperienze del consumatore e che avrà un peso sempre più importante per il futuro. Per quanto riguarda la guida autonoma credo si andrà avanti su due binari diversi, anche rispetto alle normative e alle infrastrutture che non sono alla pari con la tecnologia messa in piedi dai Brand. Invito inoltre a riflettere su un altro aspetto che ci riguarderà, ovvero l’auto condivisa. Non più un prodotto, ma un’utilità”.

Tema dell'incontro anche l'idrogeno. La pensano differentemente Fioravanti, Giugiaro e Pininfarina. Il primo ammette di non considerare l’idrogeno una reale alternativa al motore a combustione e a quello puramente elettrico: “L’idrogeno è una bellissima soluzione verbale, ma bisogna sottolineare che l’idrogeno per l’auto deve essere liquefatto, utilizzato a pressioni immense in serbatoi molto pesanti, quindi può essere una soluzione transitoria ma non definitiva. La soluzione del futuro sarà l’auto elettrica, che si ricaricherà per induzione”.

Pininfarina resta possibilista e guarda a oriente: “Nel 2020 ci saranno le Olimpiadi di Tokio e i giapponesi si stanno muovendo per creare infrastrutture ed essere pronti, partendo da un modello chiamato “Area di Tokio”, che riguarda 30-40 milioni di abitanti. Lavorano in team, a questo modello, i Brand Toyota, Nissan e Honda che provano a sperimentare l’idrogeno nelle grandi città”.

Chiude Giugiaro: “Toyota 20 anni fa ha cominciato a vendere vetture ibride e oggi è leader di quella fetta di mercato. Hanno cominciato a investire nell’idrogeno senza clamori e proclami, con lo spirito dei pionieri. Ammetto che anche a me, come ingegnere, l’idrogeno fa paura per tutti i motivi che ha elencato Fioravanti, ma se tutto quel gruppo si sta spingendo verso l’idrogeno, io credo sia nostro dovere di designer pensare che possa essere una strada percorribile”.

La Mostra dei Prototipi si svolgerà a Torino Esposizioni dal 6 al 10 giugno 2018, contestualmente a Parco Valentino, il Salone dell’Auto di Torino.