Scarno il comunicato ufficiale, molto corposo il ragionamento. Il presidente turco Erdogan ha ricevuto fa presso il complesso presidenziale ad Ankara Elon Musk, il tutto in un certo segreto. Lui, naturalmente l'inventore di SpaceX e dunque primo operatore privato che offre vettori orbitali per il lancio di satelliti, ma accidentalmente anche il responsabile di Tesla Motors, l'azienda della promessa dell'auto elettrica per tutti con la sua Model 3, per ora impantanata in una serie di problemi tecnici che ne stanno rallentando paurosamente la produzione. Turismo e cortesia, quello di Elon Musk in Turchia?

No, tutt'altro. In un asciutto linguaggio istituzionale, il segretario generale e il portavoce della presidenza Ibrahim Kaln ha riferito che Erdogan e Musk hanno scambiato pareri sul lancio dei satelliti di comunicazione Türksat 5A e 5B, la questione delle auto elettriche, l'energia sostenibile, nonché i possibili progetti comuni che metteranno le società di Tesla e SpaceX, e quelle della Turchia. Cioè, Elon Musk si è recato in Turchia a caccia di finanziamenti, con il paradosso assoluto per un uomo d'affari d'aver rastrellato negli ultimi 12 mesi la cifra stratosferica di 3,15 miliardi di dollari come aumento di capitale da parte dei soci, e di trovarsi nonostante questo in una crisi di liquidità assoluta che lascerebbe alla Tesla soldi in cassa per poco più di nove mesi. Dunque il paradosso, per salvarsi, il probabile ricorso a fondi pubblici, per altro stranieri.

E' noto infatti l'interesse di Erdogan per ottenere rapidamente una “Turkish car”, una vettura prodotta nel paese e che non sia figlia di partnership con costruttori stranieri, come attualmente accade con Hyundai, Kia, Toyota, Renault, Nissan, senza contare la presenza storica di Fiat. Erdogan pretende una vettura totalmente nazionale entro il 2021 come elemento trainante della politica economica del paese. Musk e la sua crisi finanziari potrebbero rivelarsi i soci perfetti.