Tesla è formalmente ancora a galla, ma l'operazione Model 3 è fallita. Questo il riassunto minimo della valanga di attenzioni che gli analisti finanziari stanno dedicando in queste ore alla azienda di Elon Musk, o soprattutto al fiasco mediatico della sua vettura elettrica dal prezzo di 35.000 dollari.

Model 3 non c'è, o meglio Tesla continua a spostare in avanti gli obiettivi di produzione previsti e promessi ai finanziatori. L'azienda aveva garantito 5.000 vetture fabbricate a settimana entro la fine del 2017, salvo poi posticipare questa scadenza entro il primo trimestre 2018, e ora ancora rimandare il bersaglio genericamente entro la fine de primo semestre di quest'anno.Tutto il piano di finanziamento era basato sul rispetto di un obiettivo finale di 10.000 vetture prodotte a settimana entro il 2018, giudicato ormai irraggiungibile sulla base cifre basse, ma eloquenti. I clienti in attesa sono più di mezzo milione, le Model 3 consegnate negli ultimi tre mesi del 2017 sono state 1.550, la produzione in questo momento è arenata a 793 unità a settimana. La situazione è inquietante.

Il titolo Tesla sta subendo un calo continuo, proprio ora che il mercato borsistico statunitense è ad un picco storico. Dal massimo di 385 dollari ad azione registrato il 18 settembre si è scivolati fino ai 314,39 dollari del 5 gennaio.

A riferire di una diffidenza notevole tra gli investitori è l'agenzia specializzata Bloomberg, che raccoglie voci poco confortanti anche su quelli che sono i risultati di vendita di Tesla nel 2017. Parliamo di 102.862 vetture, di certo oltre le 100.000 previste, ma pur sempre una cifra risibile rispetto al valore delle azioni della società in borsa, capitalizzata per la cifra astronomica di 53,3 miliardi di dollari. Portando il ragionamento ai minimi termini, Tesla è capitalizzata di oltre mezzo milione di dollari per ogni vettura che vende, cifra che per altro corrisponde a cinque volte il prezzo massimo del suo modello più caro in listino. Un assurdo secondo qualsiasi regola fondamentale dell'economia.

Le preoccupazioni sono naturalmente rivolte alla capacità di Tesla di recuperare nuovi fondi dal mercato. L'azienda bricia la cifra astronomica di 480 mila dollari ogni ora, negli ultimi 12 mesi l'azienda ha ottenuto 3,15 miliardi di dollari come aumento di capitale da parte dei soci, ma dalla sua nascita ha speso 10 miliardi di dollari, diventando la più grande compagnia quotata in borda della storia a non aver mai prodotto utili.

L'analisi delle vendite nel 2017 è altrettanto sconcertante: nell'ultimo trimestre ha commercializzato 28.870 vetture, di cui 15.200 berline Model S e 13.120 Suv Model X, ovvero i modelli che più di tutti verranno colpiti nei prossimi mesi dall'arrivo dalla nuova concorrenza di vetture elettriche premium targate Audi, Porsche, Polestar, Mercedes e BMW, giusto per citare i maggiori. Elon Musk ha bruciato con Model 3 il vantaggio che aveva nell'invadere rapidamente i segmenti più bassi del mercato con prodotti ad impatto zero, la missione che doveva compiere proprio Model 3. Una operazione fallita.

Per disincagliare questo modello dai ritardi di produzione, non si è fatto nessuno sviluppo sulla gamma Model S e Model X, con la presentazione di una Roadster da 1000 Km di autonomia che rappresenta uno specchietto per le allodole di fronte ai veri desideri dei clienti green che comprano. Quando cominceranno a rallentare le vendite di Model S e Model X, per Musk potrebbe essere un problema serissimo cercare drenare nuovi capitali in borsa o sul mercato del credito.

Bloomberg mette in conto che Tesla avrà bisogno entro giugno di una nuova iniezione di contante per almeno 1,5 miliardi di dollari. Se per quella data gli obiettivi di produzione di Model 3 non saranno stati finalmente rispettati, la situazione sarà chiaramente, e definitivamente critica.