Di ufficiale, almeno per il resto del mondo che non sia la Cina, c'è solo una sigla anonima il giusto per passare inosservata. Questa vettura si chiama EG6330K, e va le la pena prendere la cosa come il massimo dell'esercizio di creatività messo in piedi dalla Suzhou Eagle Electric Vehicle Manufacturing Co. Una sede a Shanghai e pochissimi scrupoli. Sul sito dell'azienda, nell'edizione cinese e non internazionale, c'è infatti in nome molto più ammiccante: EG6330K oltre la grande muraglia si chiama Isetta.

Eagle ha portato così la violazione del diritto d'autore  e della proprietà intellettuale in una nuova dimensione, perché la EG6330K non è neppure il clone della storica vettura, madre di tutte le microcar, prodotta tra il 1953 ed il 1956 dalla italiana Iso e dalla BMW dal 1955 al 1962. Dell'originale si è rubato solo l'accento vintage, considerando che la EG6330K non ha affatto la caratteristica portiera ad apertura frontale che è il marchio di fabbrica di Isetta. Qui le portiere sono quattro, replicando casomai per la parte posteriore il design della BMW 600 prodotta dal 1957 al 1959.

Scupoli zero neppure legittimati da una tecnologia di accumulatori che, per quanto riguarda la Cina, è sicuramente più avanti di così. La EG6330K è equipaggiata con un piccolo motore elettrico da 5,3 cv in abbinamento a batterie obsolete a piombo e acido, un relitto industriale che consente una autonomia di 120 km del tutto teorica con una velocità massima contenuta in 60 km/h. Da Shanghai assicurano che la EG6330K avrà un prezzo di 4.000 dollari e rappresenta il mezzo ideale per muoversi in un ambito urbano con uno stile vintage. Ingiustificato, ma di certo non inosservato.