Prima brutte notizie per Tesla, poi pessime. In entrambi i casi, si tratta di questioni legate alla sicurezza. In ballo ci sono l' affidabilità del proprio sistema di guida semi automatica e la tenuta dei propri conti.

Si è appreso che la U.S. National Transportation Safety Board, l'agenzia federale che si occupa della sicurezza stradale, ha avviato indagini ufficiali su un incidente occorso la settimana scorsa nei pressi di Mountain View in California e che ha causato la morte di un uomo di 38 anni alla guida di una Tesla Model X del 2017. La vettura si è scontrata contro una barriera autostradale e successivamente è andata a fuoco. Sul banco degli imputati ,l'eventualità che l'uscita di strada sia stata causata dal mancato o cattivo funzionamento del sistema di sistema di guida semi autonomo Tesla Autopilot, forse in uso al momento dell'impatto. Per ora si tratta di una indagine, ma al diffondersi della notizia ieri sera il titolo della società di Elon Musk ieri ha perso in borsa oltre l'8% del suo valore, chiudendo la seduta al valore più basso degli ultimi 12 mesi.

Dopo l'incidente mortale di Tempe in Arizona, con una vettura a guida autonoma di Uber che ha travolto e ucciso un pedone, era era lecita reazione emotiva da parte degli investitori, ma il crollo che il titolo sta subendo oggi, nella seduta di mercato di Wall Street del mercoledì 28 marzo, ha ragioni perfino più pericolose per il futuro dell'azienda di Elon Musk.

L'agenzia di rating Moody's ha emesso un documento ufficiale, accessibile a questo link, con cui provvede a declassare il giudizio sul debito di Tesla, abbassandolo da B2 a B3, sei livelli al di sotto dello status di riferimento "investment grade", a causa soprattutto di una situazione finanziaria giudicata molto critica sul piano della disponibilità di cassa. Uscendo dai tecnicismi, significa che il bilancio di Tesla sta bruciando capitali ad una velocità tale che permetterà all'azienda forse di sopravvivere oltre il 2018, ma soltanto a patto di una iniezione enorme di denaro fresco, pari alla cifra di oltre 2,9 miliardi di dollari. Soldi che Musk dovrà reperire, a questo punto, pagando interessi elevatissimi, visto il rischio che gli viene assegnato, B3, appunto.

Il documento di Moody's non si presta ad interpretazioni, ma casomai ad una traduzione, altrettanto eloquente. Vale la pena sottolinearne alcuni passaggi:

Tesla ha prodotto solo 2.425 Model 3 nell'ultimo quadrimestre del 2017 e sta ancora cercando di raggiungere di obiettivi di 2.500 vetture a settimana entro fine marzo e 5.000 esemplari ogni sette giorni lavorativi entro la fine di giugno. I precedenti obiettivi prevedevano 5.000 vetture a settimana entro la fine del 2017 e10.000 per la fine del 2018” .

Fin qui, gli obiettivi mancati, ma è ancora più significativa l'analisi dei conti, che si conclude in modo fin troppo impersonale, drastico.

Le prospettive negative per l'azienda fotografano il fatto che dovrà affrontare a breve termine un grande aumento di capitale, o un rifinanziamento sul mercato. La sua posizione, senza una adeguata soluzione, non è in grado di garantire: 1) i circa 500 milioni di dollari di uscite previste per la sua attività industriale normale; 2) gli investimenti per 2 miliardi di dollari previsti per incrementare sensibilmente la sua capacità produttiva; 3) la copertura dei debiti e i titoli convertibili in scadenza entro la prima metà del 2019.”

Della conclusione anticipiamo il senso. Senza capitali freschi sarà inevitabilmente blocco delle attività in tempi piuttosto brevi.

Questo quadro dei costi e delle esposizioni richiede un rifinanziamento di almeno 2 miliardi di dollari, ma se l'azienda continua a mancare gli obiettivi di produzione la cifra può crescere fino ai 2,9 miliardi di dollari”.