Per molte auto basta una notizia, ma questa è soprattutto un viaggio. Mazda MX-5 Yamamoto Signature è uno di quegli incontri che vanno raccontati. E' il riflesso di ormai 29 ani di storia, del nome e cognome di un ingegnere giapponese che la sua di storia l'ha scritta con una dedizione all'emozione. E' una “The Top Limited Editions”, una serie speciale disponibile in soli quattro esemplari a partire dal 17 maggio, al prezzo di 37.500 Euro. E' estrema, spider vera, ma la notizia è che ci siamo arrivati facendo un viaggio, lo stesso che ha fatto lei per rappresentare la quinta essenza della MX-5.

Del resto, è la sportiva più venduta del mondo, ma soprattutto l'idea dell'auto intensa, passata per la testa a fine anni settanta al giornalista americano Bob Hall e poi finita ad innamorare Yamamoto, Kenichi, allora a capo del reparto ricerca e sviluppo del marchio di Hiroshima. L'uomo che ha inventato Mazda. Si trattava di ripensare alle Triumph TR7, al Duetto Alfa e perfino alla Ferrari 275 GTB, con un divertimento più largo delle altre cabrio: classica e moderna insieme, leggerissima e coinvolgente ad ogni curva. Non il vento tra i capelli, ma direttamente nelle vene.

Dieci anni per ragionarci e poi arriva MX-5, nel 1989. Sono tre serie, e poi ancora uno Yamamoto, stavolta Nobuhiro, a curare lo sviluppo della quarta generazione, nata nel 2015. Tornando alle origini assolute della meccanica fatta di leggerezza, di sensazioni al volante che vogliono dire equilibrio e precisione negli inserimenti in curva, nei trasferimenti del peso e negli innesti di frizione e cambio.

Noi abbiamo incontrato Nobuhiro e i suoi gesti da ingegnere giapponese, un mestiere che contiene di suo una buona parte di sogno. Ha cominciato il suo lavoro in Mazda nel 1973, ha curato lo sviluppo del motore rotativo, altro cavallo di battaglia del marchio di Hiroshima, e oggi è ambasciatore dell'azienda nel mondo. La tecnica per lui è un esercizio di estro, in patria lo raccontano quasi come una Rock Star. Era giusto mettesse un autografo.

Mazda MX-5 Yamamoto Signature è l'evoluzione della versione 1,5L Exceed 6MT soft top. Quindi con motore da 131 cv e allungo oltre i 7.500 giri, cambio manuale a sei marce e un peso di appena 975 Kg. Rigorosamente Spider, ispirata all'auto che possiede Nobuhiro, o anche oltre. I freni anteriori sono Brembo a 4 pistoncini con pinze rosse come quelli posteriori, il tutto condito da tubazioni aeronautiche in treccia metallica. L'assetto è il desiderio di ogni possessore di MX-5, ovvero regolabile e marchiato Öhlins Road & Track, il tutto appoggiato su ENKEI RPF1 16’’ di colore nero lucido con finitura rossa e pneumatici semislick Toyo Proxes R888R 205/50. E' una “Signature” e quindi c'è una targa rivettata all’altezza del retrovisore sinistro. Gli interni sono figli dell'artigianato italiano, con pelle e Alcantara grigia accostati a inserti di camoscio rosso. E' una icona, che funziona.

Non l'abbiamo guidata, ma l'abbiamo incontrata e capita alla fine di un viaggio a bordo di una sua progenitrice del 2000. Specialissima anche lei, la MX-5 Miracle, basata sulla seconda serie e in una tiratura di solo 50 esemplari equipaggiati con il motore 1.8 da 140 cv, cambio a 6 marce, ammortizzatori Bilstein e differenziale autobloccante TorSen. Una eccellenza assoluta, con una precisione di guida che ci ha sorpreso. E' stata una vettura di vera sperimentazione tecnica per quegli anni, dove ad una spider in tradizionale colore British Green con interni color beige, veniva associata una piattaforma meccanica all'avanguardia per leggerezza e risposta al volante.

Con MX-5 Miracle abbiamo viaggiato tra le colline umbre verso Todi, la sede di Miataland, un esclusivo resort che offre ai suoi ospiti la possibilità di guidare le 39 vetture di una collezione di MX-5 unica al mondo. Nobuhiro Yamamoto ci aspettava qui. Nel pieno centro di una storia viva e vegeta, ha firmato autografi. Uno era a motore.