Avrebbe bisogno di altre Performance, oltre quelle annunciate su Model 3, Tesla. Arriverà, con tempi d'attesa tra i 6 e i 9 mesi per la consegna, la versione Dual Motor della berlina la cui produzione non decolla. Ancora un annuncio, una serie di tweet da parte di Elon Musk per calibrare l'attenzione sulla versione top di gamma: Tesla Model 3 Performance. L'azienda californiana ha mancato gli obiettivi legati ai volumi produttivi annunciati e lo stato delle finanze è tutt'altro che rassicurante. Tanto è bastato agli analisti e le società di rating per abbassare il “voto” a Tesla. L'”outlook”, ovvero, la diagnosi del paziente, è passato da stabile a negativo. Sono i conti a preoccupare.

Sullo sfondo di una versione ad alte prestazioni di Model 3, si aggirano altri movimenti, cruciali per la sopravvivenza del marchio, chiamato a trovare 2 miliardi di dollari cash entro la metà del prossimo anno. E sul fronte obbligazionario si è registrato l'interesse di George Soros, che i report finanziari dicono abbia acquistato 35 milioni di dollari di titoli convertibili in azioni ordinarie. Mossa giunta in un fase ribassista del titolo.

La tempistica con la quale arriva l'ultimo annuncio di Musk appare tutt'altro che casuale. Come già accaduto in passato, prospettare uno scenario appetibile per raccogliere ordini, dollari versati in anticipo aspettando la produzione materiale dell'auto. Ricordate la Roadster svelata lo scorso anno? Le Founders Series, primissimi esemplari a essere prodotti e consegnati – non prima del 2020 – richiedevano agli interessati il pagamento di 5.000 dollari subito e il trasferimento entro 10 giorni di ulteriori 245 mila dollari. 250 mila dollari di investimento da moltiplicare per 1.000 esemplari, fanno un totale di 250 milioni di dollari di potenziale raccolta. Senza considerare i 50 mila dollari complessivi da versare per prenotare una Roadster “normale”.

Le settimane successive a quel debutto, segnarono una risalita delle azioni Tesla ai valori tra i più alti degli ultimi 12 mesi: 292 dollari su un massimo di 306 dollari toccato nelle 52 settimane alle spalle. Oggi, sei mesi dopo, con il percorso accidentato che ha incontrato l'azienda nella produzione della Model 3 e alcuni gravi incidenti di veicoli in modalità Auto Pilot, il titolo ha ripiegato a 238 dollari per azione.

Sarà interessante registrare le prossime mosse di Musk per dare respiro a Tesla, oltre gli annunci si attendono i risultati e la materiale realizzazione dei volumi. Contribuirà anche Model 3 Performance, che nasce sulla versione Dual Motor, prossima anch'essa al debutto. Differenze essenziali nelle prestazioni, uno scatto 1” più rapido sullo zero-cento per la Performance, il confronto improprio scelto dallo stesso Musk: è il 15% più veloce di una BMW M3. Improprio per quella che dev'essere la filosofia Model 3, di un'elettrica chiamata a scompaginare il mercato e attaccarlo da una posizione competitiva anzitutto sul prezzo. I 78 mila dollari richiesti per una 3 Performance, senza Auto Pilot (optional) praticamente raddoppiano il listino “civetta” del lancio: 35 mila dollari riferiti alla versione con batteria base, che entrerà in produzione nel corso del 2018.

A parità di pacco batterie, le varianti Dual Motor di Model 3 costeranno 5 mila dollari in più, la Performance, invece, specializza l'impiego dei due motori posti su entrambi gli assi, bilanciando uno più verso l'ottenimento della prestazione massima, il secondo sempre una solida garanzia in caso di malfunzionamento o guasto dell'altro propulsore.

Prestazioni? Un'autonomia di 496 km, 248 km/h di velocità massima e un tempo di 3”5 in accelerazione. Il giudizio del mercato e degli analisti corre (quasi) altrettanto rapido.