LA SOLITUDINE. “La leadership non è anarchia. In una grande azienda chi comanda è solo. La 'collective guilt', la responsabilità condivisa, non esiste. Io mi sento molte volte solo”.

LA 500. “Voglio che la Fiat diventi la Apple dell’auto. E la 500 sarà il nostro iPad”.

LA FIAT. “Ho letto in questi anni molti libri sul legame tra la Fiat e l'Italia. La tesi generale è che se la Fiat va bene, l'economia italiana tira, aumentano le esportazioni, aumenta il reddito, crescono i posti di lavoro. Insomma, ciò che è bene per la Fiat è bene anche per l'Italia. Credo sia vero, perlomeno in parte, e comunque ci impegneremo perché ciò accada. Ma credo sia ancora più vero il contrario: ciò che è bene per l'Italia è bene per la Fiat”.

LA POLITICA. “Io in politica? Mai!”.

SE STESSI. “Concentrarsi su se stessi è una così piccola ambizione”.

I SOPRAVVISSUTI. “Non possiamo mai dire: le cose vanno bene. Semmai: le cose non vanno male. Dobbiamo essere paranoici. Il percorso è difficilissimo. Siamo dei sopravvissuti e l'onore dei sopravvissuti è sopravvivere”.

I COMPROMESSI. “Storicamente, in Italia, per accontentare tutti, abbiamo sempre accettato compromessi e mediazioni, e abbiamo esaltato forme di attività corporative che hanno minimizzato il cambiamento. È questo atteggiamento che ha frenato l'Italia nel diventare un Paese competitivo. È questo atteggiamento che rende gli investimenti stranieri in Italia scarsi e rari. È questo atteggiamento che, perlomeno in parte, continua a tenere l'Italia in posizione difensiva e imbarazzata verso il resto dell'Europa”. MARCHIONNE E L’ITALIA. “L’Italia è un Paese che deve imparare a volersi bene, deve riconquistare un senso di nazione”.

L’ASSISTENZIALISMO. “La prospettiva con cui ci si deve muovere non può essere quella assistenziale. La cultura dell'assistenzialismo produce dipendenza e spegne lo spirito di iniziativa e il senso di responsabilità”.

L’ABRUZZO. “L’Abruzzo è la mia terra. Sono nato qui, a Chieti. Qui ho fatto i miei primi otto anni di scuola. E forse, se non fossi emigrato in Canada con la mia famiglia all'età di quattordici anni, avrei frequentato anche questa università. Sono dovuti passare quarant'anni e altre due nazioni - la Francia e la Svizzera - prima che la vita mi riportasse in Italia”.

L’ANTI-ITALIANITA'. “Le accuse di anti-italianità che ho spesso sentito sono semplicemente assurde. Anti-italiano semmai è chi abbandona il paese, chi decide di non investire. Anti-italiano è chi non vuole prendere atto del mondo che ci circonda e preferisce restare isolato nel proprio passato. Anti-italiano è chi perde tempo a discutere e rinviare i problemi, chi non si assume la responsabilità di cambiare le cose, di guardare avanti e agire”.

LA PANDA. “Qualche emiro che compra una Ferrari lo troverò sempre. Ma se il ceto mediofinise in miseria, chi mi comprerà le Panda?”

GLI OPERAI. “Ho grande rispetto per gli operai e ho sempre pensato che le tute blu quasi sempre scontino, senza avere responsabilità, le conseguenze degli errori compiuti dai colletti bianchi”.

FERRARI. “Seguivo le partite di calcio alla radio, tifavo per la Juventus, per Omar Sivori e John Charles. La Ferrari era un miraggio, se a Toronto ne passava una in strada, si fermavano tutti”.

VETTEL. “Seb è un tedesco con sangue latino. Un pilota talvolta emotivo”.

LE DONNE. "Il carisma non è tutto. Come la bellezza nelle donne: alla lunga non basta”.