Ci sono voluti 8 giorni di viaggio, più di 2800 chilometri percorsi, ma alla fine siamo giunti a destinazione. Da Antigua a Panama City, per una di quelle esperienze che potremo considerare epiche. Non solo per i percorsi e gli stati attraversati, ma soprattutto per le condizioni politiche in cui alcuni Paesi del nostro passaggio si trovano. Realtà che ci sembrano così tanto cinematografiche solo perché la voglia e la volontà di informarsi non sono da tempo parte del nostro d.n.a. intellettivo. Un’occasione in cui la fortuna è stata dalla nostra. Un’esperienza di vita più che di guida, che ci rende consapevoli di come l’Europa, deputata come il “Vecchio continente”, sia invece un sistema molto più efficiente e facile di quello che abbiamo vissuto in America Centrale.

Dopo le vicissitudini di Honduras e Nicaragua sono ancora i chilometri i protagonisti assoluti della nostra Mini Panamericana. Anche del Costa Rica i ricordi sono frammentari, perché per essere in tempo per l’imbarco a Panama, si è deciso di fare una tirata unica di 1000 chilometri sino a Panama City. Un vero peccato, sia per ampliare le possibilità del nostro racconto, sia perché la natura che distingue questo Paese sembrerebbe davvero unica. L’idea di autostrade comincia a palesarsi, ma in realtà si è preferito percorrere una strada costiera prima di arrivare al confine con Panama. La verità è che se siete amanti delle curve come dovrebbe essere, da queste parti il rischio di fare indigestione è davvero alto. Se a questo si aggiunge il fatto che l’identità latina sia una prassi anche nello stile di guida, diventa chiaro che divertirsi al volante sia abbastanza scontato.

L’atmosfera in Costa Rica è senz’altro più rilassata di quella di Honduras e Nicaragua e si ha la netta percezione che il peggio sia oramai alle spalle.

Arriviamo all’ultima frontiera, quella per entrare a Panama. Dopo il Nicaragua tutto sembra filare liscio e il fatto di aver atteso solo un paio d’ore è da considerarsi l’equivalente di una pausa premio in attesa di affrontare la seconda parte di un viaggio da 1000 km. Come di consueto ai confini si palesano figure “locali” pronte a dare una mano a sbrigare le pratiche. Personaggi fondamentali per chiuderle, altrimenti le complicazioni aumentano in modo esponenziale. Ciò detto, il consiglio è di visitare questi Paesi attraversandoli con una delle numerose linee di autobus che li collega via terra, altrimenti meglio l’aereo. A meno che non abbiate modo di organizzare questo tipo di trasferta con non meno di un anno di anticipo (situazione politiche a parte), è difficile pensare di affrontare questi Paesi con la propria auto.

Tuttavia è solo a Panama che abbiamo avuto modo di assaporare una parvenza di Europa. Tanto che di notte lungo l’autostrada è possibile trovare pattuglie della polizia pronte a fermare chi supera i limiti (110 km/h). Va sottolineato che l’idea di highway sia singolare da queste parti. Perché lungo il percorso ci sono case ed incroci e le inversioni di marcia sono possibili.

Scenografico l’arrivo di notte a Panama City, che riprende le tipicità di una metropoli della finanza mondiale: grandi grattacieli che si accompagnano a zone di estrema povertà.

Le Mini ci lasciano per la Colombia, ma il nostro viaggio rimarrà per sempre.