Maranello - Il Purosangue, la Ferrari rialzata (per non dire SUV); l’ibridizzazione della gamma (il 60% entro il 2022), compreso un turbo ibrido, il nuovo motore V6, i target finanziari confermati, i dividendi in crescita, uno sguardo - inevitabile - all’elettrico e 15 nuovi modelli entro la fine del piano industriale. 

Sì, sarebbe stato orgoglioso Sergio Marchionne del lavoro fatto dai suoi uomini. Il Capital Markets Day ha di fatto confermato l’ottimo stato di salute del Cavallino, disegnando scenari davvero interessanti per il futuro a breve, medio e anche lungo termine, al netto del fatto che lo stesso Camilleri non ha voluto definire nel dettaglio gli obiettivi relativi ai volumi, preferendo puntare ai ricavi.

L’OMAGGIO. John Elkann, giacca beige e cravatta rossa, nel nuovo ruolo di Presidente omaggia il suo predecessore: «Le prime parole sono per Sergio: tutti quelli che lo conoscevano hanno dei grandi ricordi su di lui e dei suoi anni in Ferrari. Costruiremo un futuro grande quanto il passato per Ferrari anche grazie al suo operato e noi gliene saremo eternamente grati. Le sue ambizioni sono le stesse del nuovo a.d., Luis Camilleri. Lui e la mia famiglia, che ha la Ferrari nel cuore da cinquant’anni, lavoreremo al massimo per il futuro del Cavallino».

PUROSANGUE. Non chiamatelo SUV che a Maranello vi azzannano al collo. Da queste parti lo chiamano modello ad assetto rialzato per evitare omicidi. E’ lo stesso Camilleri a spiegare perchè. «Non voglio sentire la parola Suv nelle frasi che comprendono anche Ferrari. Mi dispiace per chi può farlo a cuor leggero, ma per noi non sarà così. Il nostro modello ad assetto alto verrà presentato verso la parte finale del piano. Sarà versatile e spazioso, ma sarà una Ferrari in tutto e per tutto. Da ferrarista tradizionale ero scettico. Ma dopo aver visto i bozzetti di design sono diventato un sostenitore di questo progetto».

Quello che Camilleri non dice è che il SUV o Purosangue, fate voi, è stato slittato di quasi due anni dal 2020 al 2022 perchè giustamente non avrebbe avuto senso lanciarlo tra un anno quando tutta la concorrenza ha già messo in strada i suoi super Suv. Tanto vale, prendere un po’ di tempo e farlo davvero “strano, originale, come garantisce l’a.d.: «Sarà un prodotto completamente diverso. Si chiamerà Purosangue proprio perchè dovrà distinguersi dagli altri, non poteva avere un nome diverso da quello dato. Ci siamo convinti del fatto che deve raggiungere la perfezione, è un ambizione di tutti noi. Si tratterà di una vettura straordinaria in ogni aspetto, con caratteristiche che non si sono mai viste prima. Dovete solo avere pazienza. Ma alla fine avremo un modello spettacolare, sarà costoso, sicuramente, ma in tutta umiltà riteniamo che nessuno dei SUV presenti sul mercato possano rappresentare un benchmark competitivo! I suoi costi peseranno su questo piano industriale ma avranno un impatto positivo fondamentale nel prossimo. Comunque i suoi volumi incideranno intorno al 20-25% su questa pianificazione».

GAMMA IBRIDA. Aspettando il Purosangue, in Ferrari hanno diviso la gamma in quattro settori: supersportive, tipo 812 Superfast; granturismo, vedi Portofino, serie speciali come 488 Pista e l’ultimo arrivato, Icona, con i gioielli del passato rivisti e corretti con le sembianze di Monza Sp1 e Sp2 appena presentate, settore che avrà sempre più importanza. «Già così è la gamma più forte che il marchio Ferrari abbia mai avuto nella sua storia - afferma Enrico Galliera, Chief Marketing e Commercial Officier di Ferrari -. E possiamo fare ancora di più».

Ma la notizia vera, insieme alla Purosangue è lo sbarco di massa di Ferrari nell’era dell’ibridizzazione, come conferma Camilleri: «Il nostro know-how nei motori ibridi è già al top, è continuerà a essere trasferito dalla Formula 1 ai modelli di serie in maniera che, nel 2022, alla fine di questo piano industriale, il 60% della nostra gamma sarà ibrido. Mentre le sportive saranno tutte ibride entro il 2021».

PIANIFICAZIONE MODELLI. Sempre entro il 2022, i nuovi modelli in gamma saranno 15 nuovi per avere più potere di lavorare sui prezzi e quindi aumentare i margini, puntando anche sulla personalizzazione e le one off («non più di 2-3 progetti l’anno», come spiega Galliera). Nel dettaglio: il Cavallino punta sempre sulle supersportive, per performance e piacere di guida, necessariamente anche ibride. Tutto ruota intorno alla 488: arriverà prima qualcosa di livello superiore, non un hypercar tipo LaFerrari (il nuovo laboratorio di tecnologie, arriverà nel 2023-24, lo sviluppo è già iniziato) e poi l’erede stessa della 488, entrambe a motore centrale posteriore. Quanto alle GT, Galliera precisa: «Non entreremo nel mercato con un Suv puro, ma con due differenti modelli. Il primo riporta la Ferrari alla sua grande tradizione di granturismo, particolarmente elegante e ispirata ai modelli degli anni ‘50 e ‘60. La seconda sarà appunto il Purosangue. Qualcosa che non avrà compromessi con il Dna di Ferrari: stesse emozioni di guida, ma spazio per più passeggeri e sarà la migliore del suo segmento per prestazioni e con un rivoluzionario approccio all’accessibilità all’abitacolo. Tuteleremo sempre l’esclusività della Ferrari, al di là del tetto delle 10.000 vetture vendute.I super ricchi nel mondo sono 18 milioni, anche raddoppiando le nostre vendite attuali, avremmo lo 0,05% di penetrazione in questa fascia di persone. Quanto alla rete di vendita, vogliamo incrementare la quantità di concessionari del 5-10% e officine del 20-30% in tutto nel mondo».

TECNOLOGIA E MOTORI. Elettrica sì, guida autonoma no. Il futuro per Ferrari è questo e a disegnarlo oltre a presentare il pacchetto di tecnologia innovative che verranno introdotte sui modelli del nuovo piano industriale, pensa Michael Leiters, Chief Technical Officier di Maranello. «Le vetture a zero emissioni dovranno essere un must per i nostri progetti futuri ma senza rinunciare al sound dei nostri scarichi che insieme all’agilità e all’accelerazione percepita rimarranno i cardini di ogni nostro modello. Con la nuova gamma espanderemo tutti e tre gli elementi chiave del marchio: performance, emozioni, ma anche versatilità e comfort. Svilupperemo una famiglia di V6 completamente nuova basata su una architettura estremamente innovativa e su componenti radicalmente nuove. Continuando, nel frattempo a sviluppare il V8 turbo e il V12 aspirato. E’ in arrivo infatti un turbo ibrido di derivazione F.1 che accelererà di più de LaFerrari». V6 vuol dire Ferrari Dino? Qui interviene lapidario Camilleri: «Il motore V6 non ha a che fare con la Dino. Semplicemente perchè la Dino non è nei nostri piani».

In materia di connettività, Leiters è molto chiaro: «Siamo concentrati sul futuro dell’interfaccia uomo-macchina delle Ferrari del futuro. Ci saranno un nuovo cruscotto, un nuovo volante con comandi integrati e un head-up display. Quanto alla guida autonoma, non avremo mai una Ferrari che si guida da sola, occhi sulla strada mani sul volante. Ma nel segmento delle granturismo arriveranno presto gli Adas. Poi capiremo i benefici di sensori e intelligenza artificiale: la personalizzeremo in base alle nostre esigenze per offrire ai nostri clienti un’esperienza che rimanga riconoscibile come quella di una Ferrari».

TARGET E AMBIZIONI. Nonostante le previsioni al ribasso degli ultimi giorni, la Ferrari conferma i target per l’anno in corso. Alla fine del piano industriale, soprattutto, Camilleri e Antonio Picca Piccon, il direttore finanziario del marchio, hanno ribadito il raddoppio dell’Ebitda rettificato annunciato da Marchionne, che passerà dal miliardo del 2017 alla forbice 1,8-2,0 miliardi entro il 2022. L’Ebitda margin passerà così dal 30% nel 2017 al 34% nel 2020 e oltre il 38% alla fine del piano. È stato anche annunciato un aumento del dividendo per gli azionisti, che raggiungerà il 30% dell’utile netto. Numeri che hanno consentito a Camilleri di specificare e ribadire la sua posizione sul tema dopo le polemiche successive alla sua prima uscita pubblica. «I nostri obiettivi sono ambiziosi, ma sono costruiti su un piano di lanci di prodotto rigoroso, quindi fattibile. Il giorno del debutto non ho mai detto che quei target erano irraggiungibili. Ero a.d. da sei giorni e non volevo promettere cose che non sapevo di poter mantenere. Rimane un piano ambizioso, ma è basato su una piattaforma concreta, tangibile, che ci porterà a raggiungere quegli obiettivi». Il dopo Marchionne in Ferrari è cominciato davvero.