Prima che a Chengdu, nel Sichuan, sud-ovest della Cina, si inizino a produrre le Polestar 1 destinate ai clienti in paziente attesa, saranno 34 esemplari, muletti, a macinare chilometri su chilometri e perfezionare gli ultimi dettagli tecnici della coupé ibrida prossima al debutto. Metà 2019, la data individuata per l’avvio della produzione destinata al pubblico.

Dall’altra parte del mondo, a Göteborg, che è Svezia, quartier generale di Polestar e reminiscenza dell’appartenere all’universo Volvo – ovvero, Chengdu docet, Geely – le operazioni di assemblaggio dei modelli destinati alle verifiche su strada procedono in gran parte a mano. Carrozzeria in fibra di carbonio, schema ibrido da 600 cavalli e 1000 Nm di coppia, è l'ibrida in grado di coprire più chilometri in modalità elettrica, ben 150 quelli dichiarati. Così la bella coupé disegnata sotto il corso stilistico di Thomas Ingenlath andrà ai fortunati proprietari.

Polestar, cosa bolle in pentola dopo la 1

Su strada, o meglio, sulle curve di Goodwood, Polestar 1 ha compiuto il rito del battesimo dinamico in pubblico. I muletti di validazione, invece, avranno altro compito. Prototipi attraverso i quali verificare l’operatività e il funzionamento dei sistemi elettronici ed elettrici in condizioni climatiche estreme, effettuare i crash test necessari, procedere con il “fine tuning” telaistico ed elettronico che, altro non è, se non il regolare i parametri del veicolo – dinamici e operativi – che poi andranno tra le mani dei clienti: assetto e, soprattutto, elettronica di gestione dell'assetto.