Lo scorso marzo, dopo l'incidente mortale a Tempe in Arizona, Uber aveva sospeso i test di guida autonoma. Il decesso di Elaine Herzberg, 49enne che aveva attraversato la strada di notte spingendo la bicicletta e lontano dalle strisce pedonali, ha creato un “caso”.

Acuito dal fatto che a giugno la Polizia di Tempe aveva classificato come “evitabile” il crash invece rivelatosi fatale. In effetti i sensori dell veicolo di Uber, secondo l'indagine svolta dal National Transportation Safety Board, avevano individuato la Herzberg sei secondi prima dell'impatto.

Ma per 4,7 secondi il sistema di guida autonoma non ha ritenuto di dover frenare perché aveva catalogato in sequenza il pedone, prima come oggetto sconosciuto, poi come veicolo e infine come bicicletta. La persona al volante del mezzo a guida autonoma, una donna nel caso, non era intervenuta perché stava guardando sullo smarphone un programma televisivo.

Dopo otto mesi Uber ha chiesto alle autorità della Pennsylvania di riprendere i test, con vetture più avanzate. Potenziati i sistemi di sicurezza e di riconoscimento, due persone a bordo (come sui jet di linea, non a caso: la guida autonoma è nata sugli aerei) e lasciata sempre operativa la frenata automatica, incautamente disattivata la notte del tragico schianto.