L’attacco, le scuse e il nuovo attacco: in Giappone non vanno tanto per il sottile quando si tratta di battagliare. Ma sempre con stile (Pearl Harbor e qualche altro eccesso, a parte). A una settimana dall’arresto di Carlo Ghosn, ex n.1 dell’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi, al termine dell'indagine interna, ecco l'inchino ossequioso e doveroso a tutti i dipendenti Nissan, in una town hall aziendale di spiegazione e chiarimento (“Non abbiamo avuto l'opportunità di parlare con i nostri dipendenti - ha detto il CEO Saikawa -. Quindi, per prima cosa, spero saremo in grado di placare le loro preoccupazioni”), nella sala riunioni all’ottavo piano della sede Nissan a sud di Tokyo. Riunione aperta a quelli che volevano partecipare. Gli altri potevano tranquillamente assistervi dal proprio posto di lavoro, tanto era trasmessa “live” in giapponese e inglese, e riversata su tutto il territorio del Sol Levante. Poi, il nuovo affondo. Hiroto Saikawa lo ripete più volte per sgombrare il campo dai dubbi e fare chiarezza all’interno come all’esterno. “Ghosn aveva incentrato troppo potere non autorizzato su di sé. E il suo forte controllo su tutte e tre le società è stato negativo per la governance dell’Alleanza… ” Chiaro, no?

LICENZIAMENTO-BIS. Tutto questo mentre anche Mitsubishi licenziava dal ruolo di presidente dell’Alleanza con Renault e Nissan (che già lo aveva fatto giovedì scorso) e della stessa Casa delle Pleiadi, entrata nel Gruppo nel 2016 nel pieno dello scandalo emissioni, cedendo all’Alleanza il 34% delle azioni. L’a.d. Osamu Masuko, che nel 2016 aveva lasciato il posto a Ghosn, diventerà presidente temporaneo fino a quando si terrà una riunione degli azionisti, che potrebbe far definitivamente decadere l’ex n.1 nella riunione di giugno 2019, a meno di una convocazione straordinaria. 

SHOCK. Più passano i giorni e più si ingrandisce la vicenda dell’arresto da parte della magistratura giapponese del dirigente franco-brasiliano, di origini libanesi, per vent’anni a capo di un Gruppo che ormai vale 10,6 milioni di auto vendute all’anno (dati 2017), per redditi non dichiarati e un presunto utilizzo non corretto di beni aziendali. I media nazionali giapponesi lo definiscono “Ghosn shock” e la vicenda ha catturato l’attenzione di tutta l’opinione pubblica nipponica. 

EQUILIBRIO. Nell’intervento aziendale, Saikawa non ha messo (per il momento?) in dubbio l’Alleanza con Renault e Mitsubishi ma ha sottolineato la configurazione “diseguale”, cioè squilibrata del Gruppo con Ghosn che era arrivato a confondere l'immagine di marca di Nissan con la sua stessa personalità, Saikawa ha paragonato lo status del dirigente a quello di una rock-star! Di certo, se il CEO Nissan era contrario prima dei fatti alla fusione con Renault alla quale invece lavorava alacremente Ghosn, lo sarà ancora di più adesso. E bisognerà vedere se e quale equilibrio riusciranno a trovare i dirigenti dei due costruttori.

IDENTIFICAZIONE. “Oggi, quando alcune persone pensano a Nissan - continua Saikawa -  pensano solo a una persona, associano la compagnia alla sua faccia. Ma questo non dovrebbe essere il caso di un marchio o di un'azienda. Penso ci siano molte ragioni per apprezzare Nissan per i suoi prodotti e le sue tecnologie. Ghosn ha trascorso forse più tempo a concentrarsi sul potere. Per noi ora è importante ripristinare la stabilità e l’equilibrio aziendale”

INCONTRO. Saikawa ha spiegato ancora che questa settimana incontrerà anche le sue controparti Renault e Mitsubishi per parlare dell'inattesa svolta degli eventi. I dirigenti dell’Alleanza dovevano incontrarsi ad Amsterdam per un vertice di routine, già fissato. In realtà, potrebbe trasformarsi nel primo faccia a faccia con la controparte Renault. Del resto, c’è ancora da definire nel suo complesso la posizioni di Ghosn e quella di Greg Kelly, il direttore esecutivo, arrestato a sua volta con le stesse motivazioni e definito da Saikawa, la “mente” di tutto. Nel CdA straordinario di giovedì scorso, infatti, Nissan pur avendo rimosso Ghosn e Kelly dai rispettivi ruoli, non ha potuto estrometterli dal CdA del quale fanno sempre parte, in attesa della votazione degli azionisti, ancora da pianificare. Mentre, sul fronte Renault, Ghosn mantiene la sua posizione di CEO e presidente del partner francese dell'Alleanza, sebbene le sue funzioni siano state delegate a Thierry Bollore e al board director Philippe Lagayette, almeno fino a quando Ghosn, rimarrà agli arresti in Giappone. 

ACCUSE RESPINTE. E il top manager francese non è un “osso tenero”, tutt’altro. Secondo l’autorevole sito, Automotivenewseurope.com, fonti investigative avrebbero infatti riferito al canale pubblico giapponese, Nhk, che l'ex presidente del gruppo Nissan-Renault-Mitsubishi, attualmente detenuto al centro penitenziario di Tokyo, ha respinto, esattamente come l’altro detenuto, l’americano Kelly, tutte le accuse attribuite. Dal falso dichiarato sui suoi compensi, ad altri illeciti finanziari. In questi giorni Ghosn ha ricevuto in carcere anche le visite dell'Ambasciatore francese in Giappone, Laurent Pic e del console generale del Brasile a Tokyo, Joao de Mendonica Lima Nieto che lo hanno entrambe trovato in buone condizioni. Un atto doveroso, fino ad un certo punto, che fa capire, insieme alla posizione di Renault, che di fatto ancora protegge Ghosn anche nelle competenze, quanto sia delicata la situazione.

RIEQUILIBRIO. Per questo, il vertice di Amsterdam di domani, mercoledì, assume un'importanza centrale. Si capirà meglio, l'equilibrio dei rapporti tra le Case e quale strada prenderà Renault, se cioè rompere con Nissan per proteggere Ghosn (per una lunga serie di motivi), oppure ricompattare l'alleanza lasciando Ghosn al suo destini, eventualità questa altamente improbabile. E infatti i presupposti sono abbastanza chiari. Saikawa nell'incontro con i dipendenti riportato anche dal Japan Times ha specificato che: "La relazione tra i due gruppi non è infatti paritaria. Voglio che sia dato maggior peso alla volontà di Nissan rispettoa Renault". Il gruppo francese al momento possiede una quota del 43,4% in Nissan, che a sua volta detiene una quota del 15% nel suo partner francese ma senza diritti di voto, contrariamente all'alleato.Senza dimenticare che il governo francese, con il 15% è il principale azionista di Renault. Tutte condizioni stabilite all'atto delle firma dell'Alleanza, nel 1999, con l'azienda nipponica in condizioni di inferiorità, visto che era sull'orlo della bancarotta. Ora - dopo il duro piano di risanamento guidato, obiettivamente dallo stesso Ghosn, la Nissan supera ampiamente Renault per volumi di vendita e utili, con una capitalizzazione di mercato quasi doppia rispetto ai francesi. E da questo diverso equilibrio, generato in quasi 20 anni di cinvivenza "sbilanciata", che è scaturita l'eruzione in corso che non sarà assolutamente semplice da fermare. 

LA CAUSA. Una questione di equilibri tra forze contrapposte e un braccio di ferro con chi questa situazione l'ha prodotta. Sarà una battaglia lunga, insomma. E Nissan si sta preparando anche sul fronte legale con una causa per danni contro lo stesso Ghosn. L’idea di Saikawa&C. è quella di recuperare i fondi che Nissan sostiene Ghosn abbia sottratto con l'acquisto di case all'estero, con spese personali e, secondo le ultime voci, utilizzando fondi di investimento aziendali per ottenere generose indennità post-pensionamento. Nissan infatti avrebbe disposto - scrive sempre Automotivenewseurope.com - di accantonare per Ghosn circa 1 miliardo di yen l’anno per otto anni (8,9 milioni di dollari l’anno, cioe in tutto 8 miliardi di yen, 71 milioni di dollari), compensi non dichiarati. Per essere meno vaghi, il totale del compenso di Ghosn è un mix di liquidità, opzioni su azioni e altre forme di compensazione variabili che includono il “diritto di apprezzamento delle azioni”. Quest’ultimo, è una sorta di bonus pagato in un secondo momento che si basa sul rendimento delle azioni nel tempo. In quanto tale, Nissan potrebbe non aver ancora sborsato quei pagamenti, secondo una fonte. Ma anche così, una società è tenuta a segnalare tali importi come una responsabilità futura.

RIORGANIZZAZIONE. Intanto, Nissan sta provando a riorganizzarsi. Ha appena costituito un comitato guidato dai tre direttori indipendenti del CdA per studiare come migliorare la governance di Nissan. Sarà proprio questo Comitato a nominare il nuovo presidente del consiglio esistente, forse il prossimo mese. To be continued.