GM licenzia 15.000 lavoratori, chiude impianti, riduce la flotta eliminando dal listino Volt e Cruze. Così oggi l’America si è svegliata un po’ più preoccupata: nelle headlines del mattino ci sono i posti di lavoro a rischio per migliaia di operai e impiegati del colosso General Motors. I titoli sono infatti tutti per l’annuncio di Mary Barra, il boss del marchio, uno dei Big Three dell’industria automobilistica americana, di voler ridurre drasticamente l’occupazione. Sono direttamente interessate le fabbriche di Michigan, Ohio, quelle nell'area di Baltimora (Maryland), per un totale di 14.700 lavoratori (3.300 tute blu in Usa e 2.600 in Canada), l’8% del totale di 180.000, fra cui 8.000 “colletti bianchi”, corrispondente a circa il 15% degli impiegati.

Noi siamo a Los Angeles, dove domani aprirà per la stampa specializzata l’ultimo Salone dell’Auto dell’anno (30 nov. 9 dic.) che vuole, come da tradizione, gettare uno sguardo sul futuro. Anche se oggi, inevitabilmente, la prospettiva diventa retrospettiva e la mente corre subito ai numeri (e agli spettri) della crisi.

La situazione di GM non consoce pace: dopo aver pagato errori su errori commessi sia negli Ottanta, Novanta e Duemila fino alla bancarotta (Chapter 11) dichiarata nel 2009, GM è passata sotto il controllo di Mary Barra nel 2014: tuttavia da allora le azioni (ieri a 38$) non si sono mai riprese del tutto, rimanendo 5 punti sotto il valore del primo giorno di lavoro della Ceo nel 2014. Neppure dopo aver ceduto Opel nel 2017 ai francesi.

Così questa nuova operazione "lacrime e sangue" vuole, stando alle dichiarazioni del lunedì (giorno dell'annuncio) salvaguardare l’innovazione e il futuro della Compagnia: su tutto, guida autonoma - la startup dedicata di GM è valutata 14,6 miliardi di dollari - e elettrificazione. Si guarda al domani, ma l’America è preoccupata per l'oggi. Incertezze e ripercussioni appaiono già drammatiche, e non manca neppure l’inevitabile polemica a sfondo socio-politico: il Presidente Trump, il Congresso e i sindacati UAW stanno già reagendo e prendendo posizione (da non perdere il pezzo di Pasquale di Santillo). L’America a ottobre impiegava circa 970.000 uomini e donne nel comparto auto, con salari per gli operai fissati a 16 dollari l’ora. L’anno prossimo le Big Three al completo (GM, Ford, Fiat Chrysler) ridiscuteranno i contrati nazionali e lo scenario potrebbe cambiare ancora. Nonostante ciò, c’è da giurare, la Barra resterà a dritta.