Tanta attesa e poi l’elefante-tartaruga Governo, cosa fa? Rischia di partorire aiuto all’auto che aiuti non sono, piuttosto una sorta di embrione di Alien che, dall’incubatrice, appare già dannoso come un’atomica. Fino a 6.000 euro di incentivi (da 1.500) per l’acquisto di auto elettriche, ibride e a metano e poi quella tassa, un’altra, l’ennesima, anche se una tantum, per chi acquista auto nuove (!) nel triennio 2019-2021 calcolata su base direttamente proporzionale alle emissioni di CO2 della vettura acquistata. 

PROTESTA COLLETTIVA. Ecco, se c’è una cosa che l’emendamento alla Legge di Bilancio inserito martedì in “notturna” nella Legge di Bilancio dai sottosegretari alle Infrastrutture e Trasporti, Michele Dell’Orco e allo sviluppo economico, Davide Crippa, è riuscita ad ottenere, è stata la saldatura mai così estesa e compatta di protesta da parte di tutte le forze economiche industriali, politiche e sindacali. che ruotano intorno all’automotive.

Per i due politici, l’approvazione dell’emendamento alla Commissione della Camera “ha introdotto per la prima volta in Italia un contributo per l’acquisto di autovetture basato sul meccanismo di bonus/malus ecologico “.

(qui i dettagli dell’emendamento)

Per il resto del mondo, una bocciatura totale, un errore madornale da ogni punto di vista. Davvero raro assistere a una sollevazione così variegata ma in sintonia contro lo stesso obiettivo. E per fortuna che ancora manca l’approvazione definitiva, prevista per il prossimo 15 dicembre, la data in cui dovrebbe essere varata la Legge di Bilancio.

UNRAE. “L’emendamento andrebbe riscritto dall’inizio - spiega Michele Crisci, presidente dell’Associazione delle Case estere -, è sicuramente un segnale di interesse, apprezzabile nell’intento, ma è miope, ingiusto, sbagliato nell’impostazione e non raggiunge gli obiettivi fondamentali, cioè svecchiare il parco circolante italiano, tra i più vecchi d’Europa e migliorare la qualità dell’aria. Spiace che il Governo non abbia deciso di aprire un tavolo preliminare con gli operatori del settore per fare maggiore chiarezza. Al momento, infatti, non è chiaro con quale tipo di procedure omologative vengano calcolati i valori di CO2, considerate le diverse norme esistenti in materia (NEDC, NEDC correlato, WLTP) e gli sviluppi futuri. La pluriennalità e il rispetto della neutralità tecnologica sono apprezzabili, ma riteniamo inaccettabile colpire così duramente gli automobilisti italiani con una nuova tassazione sui veicoli di ultima generazione. Più della metà dei veicoli immatricolati sarà vessato da un nuovo tributo: su alcuni di questi, non di lusso, il costo dell’imposizione varrà circa il 10% del costo del veicolo, senza considerare il paradosso di iper-tassare un veicolo nuovo mentre in Italia potranno continuare a circolare liberamente, senza l'imposizione di alcun tributo, veicoli di oltre 15 anni. Inoltre, non è prevista la rottamazione di veicoli obsoleti che riteniamo assolutamente prioritaria perché è fondamentale svecchiare il nostro parco».

Ma Crisci continua: «In definitiva un emendamento completamente negativo, perché da un lato si va a colpire l’acquisto di vetture nuove, che per emissioni di Co2 saranno sempre inferiori a quelle, vecchie e inquinanti, in circolazione. Il che porterà a una frenata delle vendite e sarà sufficiente un calo del 4% del mercato per perdere un gettito fiscale certamente superiore ai 380 milioni di euro di imposte che la nuova tassazione porterebbe nelle casse dello Stato, considerando i dati del 2018. Allo stesso tempo, si va a premiare un segmento, quello dell’ibrido e dell’elettrico, già in crescita. I 300 milioni di incentivi previsti, servirebbero solo a premiare vendite che già si sviluppano naturalmente. Chiediamo, quindi, a tutte le Istituzioni competenti l’apertura di un confronto immediato per migliorare insieme un impianto normativo che meriti adeguato approfondimento per non sprecare un’occasione molto importante per rinnovare il nostro parco circolante e ridurre i livelli di emissioni complessive di CO2, ma soprattutto i livelli di emissioni inquinanti (ad esempio NOx e Pm10) che non sono tenute in alcuna considerazione nell'attuale formulazione del provvedimento».

 

ESEMPI. Per comprendere meglio il malumore degli operatori, è sufficiente, pensiamo, portare l’esempio della Fiat Panda. La macchina più venduta nel nostro Paese, emette nella sua versione meno “inquinante”, 119 gr/km di Co2, e considerando che il tetto di partenza delle emissioni è 110 gr/km, potrebbe costare al cittadino, viste le fasce di tassazione previste dall’emendamento in questione, tra i 300 e i 400 euro in più, fino addirittura a salire ai 1.000 euro in più per le versioni o più potenti. Senza dimenticare che, anche molte utilitarie a gas o metano, oltre a non avere nessun bonus, rischierebbero di pagare un malus di 150€.

ANFIA. Sullo stessa lunghezza d’onda dell’Unrae, anche la reazione dell’ANFIA, l’Associazione Nazionale della Filiera Industriale Automobilistica: «Un provvedimento come questo colpisce la filiera industriale italiana che si è impegnata ad investire nell’elettrificazione e mette in difficoltà gli operatori e il mercato, andando esattamente nella direzione opposta rispetto all’attenzione dichiarata dallo stesso Presidente del Consiglio Conte, sempre martedì, nei confronti di un comparto chiave per il Paese. Una misura così strutturata, oltre a rallentare il rinnovo dell’obsoleto parco circolante, penalizza le classi sociali con minore capacità di acquisto delle nuove tecnologie».

FEDERAUTO. Adolfo De Stefani Cosentino presidente di Federauto, la Federazione dei concessionari auto, sposa in pieno la linea della protesta. «La proposta così come presentata invece di costituire una soluzione peggiorerà il problema sia dell'inquinamento, sia delle entrate dello Stato, sia dell'impatto sul mercato e, conseguentemente, sui livelli occupazionali delle nostre aziende in cui oggi sono impiegati più di 120.000 addetti. Paradossalmente l'incentivazione di auto nuove più ecologiche prevista dalla proposta sarebbe già nettamente inferiore a quanto il mercato a oggi ha espresso per le vetture con emissioni di CO2 inferiori a 90 g/km. Di contro la penalizzazione di autovetture Euro 6 porterebbe le seguenti conseguenze: un rallentamento del rinnovo del parco senza eliminare le vetture più inquinanti e comporterebbe inoltre un minore gettito di Iva e Ipt dovuto ad una riduzione del mercato che non compenserebbe neppure in minima parte il maggior gettito derivante dal 'malus'. la riduzione degli addetti delle concessionarie, che negli ultimi anni hanno pagato il prezzo della crisi con una perdita di posti di lavoro già molto elevata, comporterebbe un ulteriore calo stimabile in parecchie decine di migliaia di addetti».

SINDACATI. È chiara la ratio del provvedimento, agevolare l’acquisito di elettriche e ibride, ma il percorso è davvero fuori da ogni logica, tecnica, economica e di sistema. Perché gli incentivi riguardano un potenziale di vendite complessive intorno alle 150 mila macchine (elettriche e ibride), pari all’8,5% del mercato. Le imposte invece colpirebbe circa un milione e 350 mila acquirenti. Solo questi numeri dovrebbero far desistere il Governo dal confermare l’emendamento. Ma se non dovessero bastare, ecco le reazioni di tutti i sindacati del settore, preoccupati, come operatori e costruttori, della piega presa dalla situazione.

"Finirà che gli operatori del settore auto e i lavoratori dovranno scendere in piazza insieme. Il governo è di nuovo riuscito a unire imprese e lavoratori nella protesta", sottolinea il presidente di Federmeccanica Alberto Dal Poz.

Il corso dei rappresentati dei lavoratori è davvero unanime. "Dal Governo l'ennesimo schiaffo all'industria nazionale e all'ambiente. Queste norme schizofreniche sono un danno per il Paese e i lavoratori", afferma Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl

"Gli investimenti già programmati verranno messi in discussione, e le ripercussioni saranno pesantissime per l'occupazione", sottolinea Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim

Per il n.1 della Uilm, Rocco Palombella, "colpire il comparto dell'auto significa mettere a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro". 

E' una "misura estemporanea" anche per Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile automotive, che chiede al governo di "non investire per pochi, ma per le auto di massa ecologiche e nel car sharing ibrido ed elettrico”. 

E se per una volta anche l’Italia decidesse di portare avanti una protesta come quella francese dei gilet gialli, magari solo più civile?