L’incertezza si affaccia in casa Jaguar Land Rover. L’autorevole Financial Times ha avanzato la prospettiva, più che verosimile, che il Gruppo nel 2019 taglierà cinquemila posti di lavoro negli stabilimenti del Regno Unito. Ovvero un ottavo dei dipendenti presenti in UK: l’input dalla proprietà di Tata è quello di razionalizzare i costi.

Gli ordini dei modelli Jaguar e Land Rover sono calati. I costi legati alla Brexit, la guerra dei dazi tra USA e Cina, la stolta demonizzazione del Diesel in tutta Europa. Sono molte le variabili negative commerciali che stanno mettendo in difficoltà JLR, che nello scorso mese di ottobre aveva ridotto l’orario di lavoro nella fabbrica di Castel Bromwich e addirittura fermato la produzione per due settimane a Solihull.

Non è bastato, gli esuberi sembrano esserci, causando una situazione di notevole imbarazzo. Meno di un anno e mezzo fa, a inizio estate 2017, Jaguar Land Rover aveva assunto quasi 5.000 tecnici, ingegneri e operai specializzati. Adesso la prospettiva del doloroso ridimensionamento. La crociata, tutt’altro che sotterranea, della politica europea all’auto, comincia a fare male.