Il 2019 dell'industria automobilistica inizia con il bilancio di quello che è stato l'anno, da poco, andato in archivio. I numeri sono tutt'altro che esaltanti perché, secondo i dati forniti da Federauto, il 2018 si è chiuso con 1.910.025 auto nuove immatricolate in Italia, ovvero il 3,1% in meno rispetto al 2017.

Va registrato che il 2018 si è chiuso con un “colpo di coda” di dicembre: +2% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, 124.078 immatricolazioni contro 121.689. La chiave del "più" sul gong finale, va trovata analizzando delle variabili che hanno influenzato e reso altalenante l'andamento del mercato nella seconda parte dell'anno.

A settembre, l'introduzione del nuovo ciclo di omologazione WLTP ha fatto segnare -25.2% e i risultati sono stati peggiori delle attese sia a ottobre (-7.2%), sia a novembre (-6.3%) perché alcune Case non si sono fatte trovare pronte con la rispettiva gamma di prodotti completa e rispettosa delle nuove norme nelle concessionarie. L'arrivo dei modelli a norma WLTP e un giorno lavorativo in più a disposizione, hanno permesso di chiudere con in positivo, ma il dato non deve ingannare: le aspettative sul 2019 non sono rosee.

La così detta ecotassa, inserita nella Legge di Bilancio approvata il 30 dicembre, non fa dormire sonni tranquilli al settore: “Per quanto riguarda le previsioni per il 2019 – ha dichiarato il presidente di Federauto Adolfo De Stefani Cosentino – ci aspettiamo un anno difficile, sul quale graverà l’impatto negativo determinato dall’ecotassa, introdotta dalla legge di Bilancio 2019, che sarà operativa sulle immatricolazioni di autovetture nuove (con emissioni di CO2 oltre 160 g/Km) a partire dal 1° marzo 2019. L’aggravio di costo, variabile da 1.100 a 2.500 euro, peserà su moltissimi modelli, anche di fascia media, diffusi sul mercato determinando certamente un’ulteriore flessione dell’immatricolato rispetto ai volumi 2018, che non sarà compensata dagli acquisti di auto elettriche ed ibride che beneficeranno, invece, del bonus governativo. Inoltre, non ci aspettiamo alcun effetto sul rinnovo del vetusto parco circolante (età media 10,8 anni) che contraddistingue il nostro Paese che, al contrario, necessiterebbe di maggior attenzione da parte del legislatore”.

Queste preoccupazioni trovano giustificazione nell'analisi dei dati dei canali di vendita. Nel segmento dei privati, nel 2018, si è registrato un calo del 2.5% rispetto al 2017 (anche se in questo caso l'anno si è chiuso in positivo, +9.9% a dicembre). Giù anche le vendite a società, -9.2% (-20.5% a dicembre), mentre reggono le immatricolazioni nel settore del noleggio, +0.4% (+7.3 a dicembre). L'incertezza scatenata dai blocchi del traffico delle amministrazioni cittadine ha avuto effetti pesantissimi sull'orientamento dei consumatori sulle alimentazioni da scegliere.

I Diesel sono stati i propulsori più colpiti, facendo registrare un calo del -12.2% (-17.3% a dicembre) e una perdita del 5% della quota di mercato. Gli acquirenti, influenzati dal contesto appena descritto, hanno optato auto spinte a benzina, ibride e elettriche, con immatricolazioni in aumento, rispettivamente del +7,6%, +29,6% e +144,8%.

Meno auto a gasolio immatricolate dovrebbe far pensare a un progressivo miglioramento dei valori di CO2, ma non è così. Il valore medio delle emissioni continua a salire: a dicembre segna +7.1% (a 120,6 g/km) e a fine anno +1,8% a 114,4 g/km, rispetto ai 112,4 del 2017, come registrato dall'UNRAE.

La risposta a quello che sembra un controsenso è preso trovata. Il parco auto circolante continua a invecchiare, senza che sia stata trovata una soluzione giusta per rinnovarlo. Le auto più vecchie e inquinanti continuano a girare per strada.

La retromarcia innestata dal mercato si riflette sull'andamento delle vendite Costruttore per Costruttore. Jeep, con il suo +70,77%, continua a trainare il gruppo FCA (-10,37% in totale) che fa così fronte alle chiusure in negativo dei marchi FIAT (-19,65%), Alfa Romeo (-4,9%) e Lancia (-19,53). La delusione per come si è concluso il Campionato del Mondo di Formula 1 è mitigato dal successo di vendite in casa Ferrari, che chiude l'anno in positivo, +15,99%. Numeri meno buoni per Maserati, con il suo -5,35%. Per quanto riguarda le Case straniere il Gruppo PSA è stato protagonista di un vero e proprio exploit facendo registrare un +33,01% anche grazie a una Opel in stato di grazia, forte del +194,82%. Chiude in positivo anche il Gruppo Volkswagen, +7,24%, anche se devono digerire la flessione di Audi (-6,45%). Restando tra i marchi tedschi, cedono sia Daimler (-7,23%) sia BMW (-9,31%), mentre tra le Case giapponesi, Toyota chiude con +2,87%, ma incassa il -0,72% di Lexus e Nissan chiude l'anno sul -14,51%. Segni negativi anche sulle vendite di Ford e Renault: -3,4% per l'Ovale Blu e -2,59% per la Casa della Losanga.