Dici Dakar, pronunci Perù. Non fa rima ma è la nuova dimensione di una corsa che ormai dal 2009 ha abbandonato per motivi di sicurezza la rotta africana, che l’aveva vista nascere nel 1979 insieme al suo ideatore Thierry Sabine, fino a crescere in maniera esponenziale non senza tragedie e lutti, Sabine compreso. E dai percorsi ondulati del selvaggio Senegal, per l’undicesimo anno di fila il popolo dakariano è trasmigrato dall’altra parte dell’Oceano, in Sudamerica, per vivere senza troppe paure e tensioni la gioia di una passione.

Quella per l’avventura senza paura, anche se estrema. Perchè chi ha vissuto personalmente la Dakar, sopportando sulla sua pelle fatica, dolori e l’immensa gioia di arrivare, sostiene che il suo spirito ti entra dentro, per non uscirne più. E appena conclusa la prima, già pensi ad affrontare la seconda.

Di certo, il fascino della Dakar è ancora intatto, capace di richiamare una folla di partecipanti degna di una corsa che lascia il segno, come Le Mans e poche altre. Quest’anno per la prima volta si corre solo in Perù: un percorso di 5.540 km, di cui quasi 3.000 di prove speciali, per dieci tappe con partenza (domani) e arrivo (il 17) a Lima. Percorso che ha saputo raccogliere l’iscrizione di 334 equipaggi (126 auto, 167 tra moto e quad, e 41 camion). Pochi correranno per la vittoria, tutti sono innamorati dell’avventura, rapiti dal fascino della maratona nel deserto. 

Già, perchè non saremo più in Senegal, ma il 70% del percorso si snoderà tra le dune del deserto che separa le Ande dal Pacifico. Niente lama sputacchianti e i resti della mitologica Machu Picchu, ma sempre in un Paese che vive di storia e misteri come quello dei disegni di Nazca (di origine extraterrestre?) che verranno sfiorati dalla corsa. Ventuno gli italiani in gara, tra loro una donna Camelia Liparoti (17 in tutto, un record) e il primo paraplegico alla Dakar, Nicola Dutto, 49 anni, in sella ad una Ktm 450.

I favoriti? Il team X Raid con le Mini John Cooper Works Buggy guidato da Carlos Sainz, il campione in carica, con Stephane Peterhansel, re dei plurivittoriosi alla Dakar (13 trionfi tra auto e moto) e il connazionale francese Cyril Despres. Rivale da non perdere di vista Sebastian Loeb a bordo di una Peugeot 3008 DKR privata, ma pur sempre la macchina vincitrice 2018, e i due alfieri della Toyota Gazoo Racing Nasser Al-Attiyah e Giniel de Villiers. Tra le moto sfida tra Ktm, con Walkner ultimo vincitore, Honda e Yamaha. Ma alla Dakar c’è sempre davvero poco di scontato. È l’avventura, ragazzi.