Per noi sarà una giornata all’insegna della passione: 3 amici, uno manca ancora all’appello, 3 Alfa Romeo e una montagna da scalare. Lui guida la Giulia Veloce. La tinta bianco Trofeo le dona davvero, i bei cerchi bruniti Performance completano l’opera il look giusto.

L’Alfa Quadrifoglio ha il manettino su all weather, così resta docile e sorniona come un’auto con meno della metà della cavalleria. C’è nebbia, e non accenna a diminuire. La temperatura segna due gradi sotto lo zero. La strada è stretta e ricca di tornanti, l’impegno per la meccanica è molto.

La Quadrifoglio schizza. La Veloce resta stabile e non va mai in crisi. D’altronde il telaio, eccellente, è stato progettato per sopportare ben altre potenze. La trazione non manca mai, si può affondare il gas sempre e comunque. Certi che il sistema trasferirà coppia dove c’è più aderenza.

Sulla Quadrifoglio invece si deve maneggiare il gas con più attenzione. In cima lo spettacolo è incredibile, dal mare di nuvole spuntano solo le vette più alte.

Lo stridere di pneumatici squarcia il silenzio. Anticipato dal suono inconfondibile dei carburatori doppio corpo, ecco Alex. Di traverso, sulla sua meravigliosa 2000 Veloce del ‘72.

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È il terzo di noi, ora siamo al completo. La terza Giulia ha carrozzeria rosso fuoco: è targata Udine, perché nei Settanta si usavano le provincie, in onore delle gloriose origini dell’Autodelta di Tavagnasco, il reparto corse Alfa Romeo degli anni ‘60. Affiancate tradiscono i 40 anni di evoluzione...

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