La nuova tassa sulle automobili a maggiore impatto ecologico, quelle che emettono più di 160 grammi al chilometro di anidride carbonica (CO2), è realtà per i veicoli immatricolati a partire dal 1° marzo di quest’anno sino alla fine del 2021. 

Passano gli anni, i lustri, i decenni, si avvicendano governi di ogni colore ma, alla fine, l’automobile e il suo indotto sono sempre una sicura fonte di entrate per ogni esecutivo. Questo anche se l’Ecotassa rappresenta un modo elegante di riscuotere mettendo d’accordo chi non voleva ulteriori balzelli sulle auto con la necessità di far quadrare i difficili conti di una manovra economica sofferta non solo in fase di elaborazione interna.

Va obiettivamente sottolineato come le vetture meno costose sono state sostanzialmente esentate da una tassa applicata come sovrapprezzo al momento dell’acquisto dell’auto. La soglia dei 160 g/km di cO2 risparmia molti modelli nei listini di tutti i marchi produttori. e sarebbe bastato scendere di 5-10 grammi per chilometro per aumentare di parecchio il numero dei veicoli interessati, quindi il governo non ha avuto, alla fine, una mano pesantissima pur nell’ambito di un’imposta discutibile.

L’ammontare dell’ecotassa è in funzione delle emissioni registrate in fase di omologazione. Dunque al momento dell’acquisto si pagano 1.100 euro in più nella fascia tra 161 e 175 g/ km di cO2, 1.600 euro tra 176 e 200 g/km, 2.000 euro tra 201 e 250 g/km, 2.500 euro oltre i 250 g/km. E' vero che ad essere interessate sono, in linea di massima, le vetture più costose ma l’ecotassa colpisce senza tenere conto del valore del mezzo. Ed è questo che può far sollevare le critiche più giustificate, al di là delle numerose proteste dei vari costruttori di automobili.

CO2G/Km IMPOSTA (euro)
161-175 1.100
176-200 1.600
201-250 2.000
+ 250 2,500

Pubblichiamo l’elenco delle vetture interessate dalla nuova imposta che, proprio come il superbollo, si rivela socialmente ingiusta. Fa specie che la Dacia Lodgy 1.6 alimentata a GPL (quindi un carburante teoricamente ecologico) e in listino a 14.750 euro sia gravata di un sovrapprezzo di 1.100 euro, esattamente come una BMW serie 7 da oltre 117.000 euro o una Mercedes Classe S che costa 121.000 euro! Lo stesso discorso si propone per una Nissan Juke da 18.400 euro, alcuni modelli di Fiat tipo appena sopra i 20.000 euro e il Qubo 1.4 che costa 14.500 euro.

Senza dimenticare alcune versioni di Opel Mokka, le Ssangyong e altre auto, che hanno un prezzo abbordabilissimo e che presumibilmente spariranno a breve dai listini. Il tutto mentre, naturalmente, gli acquirenti di Ferrari, Porsche, McLaren, Bentley e Rolls Royce, solo per citare qualche mezzo che costa più di 200.000 euro, non si accorgeranno neppure dell’Ecotassa. Che, peraltro, si aggiunge all’ingiustissimo superbollo.

Nell’ambito della manovra economica è stata inoltre adottata una serie incentivi per l’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale. A patto che il prezzo d’acquisto non superi i 50.000 euro, gli acquirenti di una nuova vettura con emissioni inferiori ai 20 g/km di CO2 (sostanzialmente le auto elettriche) godranno di un bonus di 4.000 euro, che diventano 6.000 con la rottamazione di un veicolo che rientra nella fascia di omologazione da Euro 0 a Euro 4. E' previsto poi un bonus di 1.500 euro senza rottamazione e di 2.500 euro con per l’acquisto di auto con un’emissione media omologata sino a 70 g/km, e tra queste rientrano alcune ibride plug-in come Audi A3 e-Tron, Hyundai Ioniq, Mini Countryman, solo per citarne alcune.

CO2G/Km Incentivi con rottamazione (euro) Incentivi senza rottamazione (euro)
0-20 6.000 4.000
21-70 2.500 1.500

Pur con il pregevole intento di aiutare a preservare l’ambiente, l’Ecotassa non avrà comunque un notevole impatto a favore dell’ecologia. E non solo (come ricorda Maver del gruppo Jaguar-Land Rover) perché continueranno a circolare veicoli ormai vecchi di 15 e più anni. Volendo guardare oltre l’orizzonte della nuova tassa, l’impatto sull’ambiente da parte delle automobili ha scatenato una vivace reazione da parte della Comunità Europea che pensa di aiutare a risolvere il problema abbassando a partire dal 2021 la media delle emissioni di CO al rigidissimo (e costoso da ottenere) valore 2 di 95 g/km, pena salate multe ai costruttori.

Il tutto affrontando un tema irrisolto e più grande di noi, almeno al momento. L’efficacia di questa scelta sarà infatti tutta da verificare, considerato che i veicoli da trasporto, secondo i dati dell’Intergovernmental Pan on Climate Change (IPCC) sono responsabili solo per il 14% delle emissioni di gas serra. Quindi ben al di sotto della produzione di elettricità e calore (21%) e dell’industria (25%). Anche la svolta verso l’auto elettrica va presa con la dovuta cautela e con attente valuta- zioni, soprattutto se si considerano l’impatto ecologico per realizzare le auto specifiche, la devastazione delle miniere di litio, il riciclo delle batterie esauste e, infine, la necessità di utilizzare energia rinnovabile per una vera svolta a impatto zero. Il tutto in attesa di una capillarizzazione delle colonne di ricarica, per la realizzazione delle quali il governo ha comunque stanziato 5 milioni nell’ambito della manovra economica che ha portato all’Ecotassa.

Gruppo 1: da 161 a 175 gr/km di CO2

Gruppo 2: da 176 a 200 gr/km di CO2 

Gruppo 3: da 201 a 250 gr/km di CO2

Gruppo 4: da 251 e oltre