Diesel o non Diesel? La demonizzazione del carburante per eccellenza dei macinatori di chilometri ha fatto breccia. Senza dubbio in Italia valori non lontani da una quota di mercato del 60% erano anomali. Ma la caccia alle streghe degli ultimi anni è stata controproducente, a nostro avviso. Come dimostrano i fatti.

Della stessa opinione è Anfia, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica. Che ha presentato uno scenario chiaro. “Per raggiungere il target del 2021 di 95 g/km di CO2 nell’Unione Europea, occorre che la media delle emissioni si riduca ancora di 23,5 g/km, un’impresa impossibile senza il contributo delle auto nuove Diesel, che producono meno CO2 delle auto a benzina, o senza un aumento esponenziale di auto elettriche, impensabile con l’attuale rete infrastrutturale di ricarica. E senza un sostegno economico prolungato alla domanda, visto il mix del mercato”.

Discorso che non fa una piega. Confermato dai numeri. “Anche per il 2018 si determinerà - prosegue Anfia nel suo comunicato - come per l’anno precedente, un aumento delle emissioni medie di CO2 delle nuove auto vendute, dovuto al fatto che le auto a benzina (in crescita) producono più emissioni di CO2 delle auto diesel (in calo costante) e che l’incremento delle auto ad alimentazione alternativa, pur in forte crescita, non è sufficiente ad abbassare il livello medio delle emissioni delle nuove auto immatricolate. Proprio sul fronte ambientale, dunque, l’agenda anti-diesel ha rallentato i progressi sui cambiamenti climatici”.

Scacco, verrebbe da dire. E adesso? Il 2021 di fatto è dietro l’angolo. Nel caso di sforamento ogni Casa dovrà pagare 95 euro per ogni grammo di CO2 emesso in più. Si prospettano multe potenzialmente da miliardi di euro. In questa ottica il ventilato accordo FCA-Tesla per “accogliere” le elettriche di Musk e i contatti tra Mazda e Toyota sono i primi segnali della corsa ai ripari.