Una mano sul volante, una sul cambio. Il V6 Honda della McLaren MP 4/4 che urla come un dannato per le stradine del Principato di Monaco.

Qualifiche del GP di Montecarlo del 1988: l’on board di Senna di quel giro epico, durante il quale rifilò al compagno di team Prost 1.4” di distacco, è una delle prime immagini richiamate alla mente quando si pensa all’asso brasiliano.

Oppure Donington, 1993. Sotto la pioggia battente e su una McLaren non all’altezza delle Williams FW15C di Alain Prost e Damon Hill, Ayrton consegna alla storia una lezione di guida leggendaria: da quinto in partenza, a primo alla fine del primo giro... E gara dominata doppiando tutti.

Poi, quel maledetto 1 maggio del 1994, il giorno dell’incidete fatale a Imola, la fine di tutto.

A 25 anni dalla scomparsa del pilota che, più di tutti, ha segnato un’epoca incarnando il mito del Campione, ci sarebbero tanti modi per celebrarlo ricordando le sue imprese.

Noi non potevamo che scegliere la sua passione per le auto. Un giorno in particolare, registrato da un altro on board diventato eterno.

Evento Honda a Suzuka. Il motorista giapponese, fornitore della McLaren, non può non chiamare sulla sua pista l’asso brasiliano per mostrare al mondo cosa è in grado di fare la NSX, l’anti Ferrari voluta dai dirigenti della Casa nipponica.

Ed è qui che parte lo spettacolo, con Senna lanciato in pista sulla sportiva del Sol Levante a esibirsi in un tacco-punta fatto in mocassini e calza bianca. Uno spettacolo per gli occhi vedere quei piedi danzare veloci sui pedali, con il destro a telegrafare sul gas… Un traction control umano.

Un breve saggio delle sue abilità, una testimonianza di ciò che il destino ci ha portato via.