È un uomo sereno, Gaetano Thorel. E non gli mancano i motivi per esserlo. Cinquantuno anni, da 25 nell’automotive (tra Ford e FCA), dallo scorso 1 febbraio è il nuovo Direttore Generale del Gruppo PSA in Italia. Cioè il secondo gruppo automobilistico italiano, dopo quello nazionale. E non ci sono solo i numeri a fargli brillare gli occhi: "Sono molto contento, hanno fatto un regalo meraviglioso a me e alla mia famiglia: ora siamo tutti a Milano. È un’avventura molto interessante, ho trovato un’azienda strutturata, forte, Massimo (Roserba, il suo predecessore ndr) ha fatto un grande lavoro. E PSA oggi in Italia è un gruppo che può fare un salto, diventare un riferimento industriale sulla mobilità. Crescono tutti i marchi, il portafoglio modelli è notevole. Sì, c’è tutto per fare bene"

A cominciare dalla nuova Peugeot 208 in versione emissioni zero.

"È una macchina pazzesca, definirla city car è quasi riduttivo. é una segmento B moderna. Un design bellissimo fuori e dentro, cockpit compreso. E la formula scelta è perfetta: diciamo al consumatore, se la vuoi elettrica bene, altrimenti con la stessa carrozzeria puoi scegliere a benzina o Diesel".

 

Qual è la forza del Gruppo PSA?

"Il gruppo in sè: abbiamo quattro brand auto con posizionamenti ben distinti che devono occupare territori emotivi diversi proprio perché competono negli stessi segmenti. Chi compra una Peugeot 3008 è difficile scelga una Citroën C5 Aircross. Peugeot, nel Gruppo PSA, è la nostra Volkswagen, con un pricing importante, un brand forte con prodotti stupendi. Citroën è il marchio più sbarazzino, simpatico, ispirato al consumatore, giovane, dinamico. Opel invece è l’ingegneria tedesca ma simpatica, quando il consumatore pensa a Opel deve pensare alla vitalità di Berlino. Dovremo lavorare per posizionarla li con i nuovi prodotti che arriveranno. L’obiettivo della nuova gamma, a partire dalla Corsa deve essere questo. DS è il premium alla francese e penso bisogna esserne orgogliosi perché permette di vivere un’esperienza differente. DS è la soluzione giusta, un’alternativa al premium tedesco sempre uguale a sé stesso. Un progetto con un respiro a dieci anni, per il completamento della gamma ed il consolidamento del brand".

E ora arriva l’ibridizzazione...

"Entro il 2025, il 100% delle vetture PSA saranno anche ibride. Questo significa che da adesso in poi ogni vettura che lanceremo avrà sempre le versioni benzina, Diesel e quella elettrificata. Ma in senso reale, non mild hybrid o altre soluzioni che si trovano sul mercato. Il plug-in è quello che conta, perchè avere una macchina elettrificata significa poter fare almeno 50 km a zero emissioni con una batteria da ricaricare direttamente alla rete elettrica e non con il motore. Non esistono scorciatoie".

Ritiene praticabile un’alleanza PSA-FCA?

"Sono cose che ci passano sopra. Credo che PSA oggi in Europa sia il gruppo industriale di riferimento avendo dimostrato con i fatti che nella region Europa con le automobili si possono fare tanti soldi, bisogna semplicemente esserne capaci. Il nostro n.1 Tavares ha chiuso i primi tre anni del piano “push to pass” con risultati record: un fatturato di 75 miliardi, un guadagno di 5,7 miliardi, un +7,5 % di margine operativo, 3,6 milioni di macchine vendute di cui 3,2 in Europa, cash flow a disposizione. Questo per dire che Tavares ha dimostrato che se ci sono opportunità di aggiungere valore è capace di seguirle, come con Opel. Diciamo la verità, nessuno ci credeva: ha fatto qualcosa che il mercato aveva giudicato da pazzi. E dopo diciotto mesi, l’anno scorso Opel ha fatto 900 milioni di profitto...".

Come vede il mercato italiano? 

"Penso nel 2019 viaggerà sui due milioni, compresi i commerciali. E non credo sarà influenzato da ecotassa ed ecobonus. Quelli sono segnali al cittadino ma che incidono solo sul 3% dell’industry. Piuttosto, il mercato dipenderà da quello che succederà nella seconda parte dell’anno, dal risultato delle Europee. Cioè se dopo le elezioni, l’Europa penserà ad un modello per far sviluppare i suoi Paesi con meno austerity e più crescita, tipo America".

Che ne pensa della demonizzazione del Diesel?

"Un governo assennato dovrebbe ragionare su un programma di incentivazione del cittadino allo svecchiamento del parco circolante, ma non c’entra nulla con le Case e la rottamazione. È una questione tra cittadino e Governo. Mi riferisco a provvedimenti fiscali, alle detrazioni. Se tu vuoi guidare una macchina con più di 10 anni di vita, puoi essere penalizzato; se diversamente ne acquisti una nuova io ti aiuto. Questo sarebbe l’approccio a mio avviso migliore e siamo pronti ad affrontare un percorso di questo tipo".

I modelli in arrivo spingeranno i numeri positivi del Gruppo?

"E’ la strategia del gruppo, la core model strategy, un altro dei segreti di Tavares. Lui dice, ogni brand deve avere una segmento B, un B Suv, un segmento C, un C Suv ,una segmento D ed eventualmente un D-Suv e poi i commerciali. Sono 6 macchine non 66 e su quelle macchine crei le sinergie. Penso che il nostro obiettivo sia quello di stare tra 16,5 e il 17% di share - ora siamo a 17,2% - ma con lo share non si fanno soldi. Conta di più la qualità, la crescita nei canali giusti, profittevoli per noi e per la rete. Tutti i marchi devono crescere perché tutti hanno lo spazio visto che ancora devono dare il loro contributo 208, Corsa, DS3 Crossback, C5 Aircross, 508 SW e tutta l’ibridizzazione...".