Sono passati già trent’anni, ma sembra ieri quando la NBC riusciva a portare il pubblico d’America sulle strade di Miami. Ci riusciva con un paio di Ferrari, insieme a due personaggi indimenticabili. Nel 1989 infatti viene trasmessa l’ultima puntata di “Miami Vice”. Serie cult degli anni Ottanta, narra le indagini dei due detective James “Sonny” Crockett, interpretato da Don Johnson, e Ricardo “Rico” Tubbs, che ha il volto di Philip Michael Thomas.

I due poliziotti lottano contro il crimine di Miami, concentrando i loro sforzi principalmente nella lotta al narcotraffico - negli anni ’80 la città più famosa della Florida era anche uno dei luoghi con maggiore traffico di droga - e altri reati.

A restare iconiche nei ricordi dei fan, non solo Sonny e Rico, ma anche le due auto presenti nella serie, autentiche attrici (non) protagoniste. E che auto. Trattasi infatti di due Ferrari, dalle storie completamente diverse. Ecco quali.

DAYTONA SU BASE CORVETTE: LA FINTA SPYDER

Nel 1984 va in onda la prima puntata. I produttori decidono che i due detective dovranno sfrecciare per le vie di Miami a bordo di una elegante e sportiva Ferrari. Viene scelta la 365 GTS/4 Daytona versione spyder. Nell’episodio pilota appare però solo per pochi secondi, parcheggiata. È l’unico esemplare autentico che comparirà nella serie. Sì, perché, non si sa bene il motivo, la vettura che sarà la macchina di Sonny e Rico per le prime due stagioni è una replica della spyder della Rossa. Ma andiamo con ordine.

La 365, uscita nel 1968, nasce coupé e viene denominata GTB/4. La versione spyder vede la luce grazie a una richiesta di Luigi Chinetti. Pilota tre volte vincitore a Le Mans, dagli anni Cinquanta diventa importatore delle Ferrari in Nord America, e per soddisfare i gusti dei suoi compatrioti - riuscirà infatti ad avere la cittadinanza a stelle e strisce - riesce a far costruire la barchetta. Il nome viene cambiato in GTS/4 ma per tutti sarà per sempre la Daytona, perché nel ’67 la 330 P4 di Maranello aveva trionfato sulla pista americana, e il successo andava omaggiato.

Un prototipo, mai partorito, della Daytona spyder viene progettato da Pininfarina già nel 1969: si tratta di una finta cabriolet, con un evidente roll-bar in alluminio satinato e una capote in tela vinilica.

La versione effettiva arriva nel 1971, quando vengono apportate alcune modifiche decisive alla coupé. Niente fascia in plexiglas per i proiettori anteriori, che diventano “a scomparsa”, e interni rinnovati. Inoltre, la capote da adesso è in tela ripiegabile. Dal punto di vista tecnico, il V12 in posizione anteriore centrale - l’ultima Ferrari ad avere tale caratteristica prima dell’avvento nel 1996 della 550 Maranello - promette una velocità di 280 km/h. Nel 1973, quando la coupé esce dal listino, la GTB/4 entra in commercio, e assieme a essa anche la spyder GTS/4, di cui vengono costruiti 122 esemplari, delle quali 96 per il mercato USA.

Delle 96 auto, nessun modello autentico, a parte la breve comparsa nell’episodio pilota, viene utilizzato in “Miami Vice”. La Daytona che compare infatti non è altro che una replica della Spyder originale, assemblata peraltro sulla base di una Chevrolet Corvette. Un sacrilegio, dal punto di vista della Rossa. Leggenda narra infatti che la Ferrari, una volta venuta a conoscenza della bizzarra situazione, avesse richiesto la sostituzione della finta Daytona. Voci mai verificate affermano inoltre come l'episodio in cui Sonny subisce un attentato in macchina sia stato scritto dagli sceneggiatori proprio sotto la spinta della Casa di Maranello.

LA TESTAROSSA

E così il Drake manda alla NBC due esemplari della Testarossa, la nuova berlinetta in produzione dal 1984, che diventa a tutti gli effetti la nuova macchina di Sonny e Rico. La Testarossa nasce per sostituire la Boxer, di cui conserva la meccanica, anche se affinata. Rispetto al “parente” precedente, il V12 viene dotato di 4 valvole per cilindro, capaci di erogare la potenza di 390 CV.

La Testarossa viene inoltre disegnata da Pininfarina, che la rende più elegante che mai - tanto da attirare alcune critiche su un eccessivo lusso quasi in stile Lamborghini e non Ferrari -. L’azienda torinese dota l’auto di una coda allargata con grossi fanali rettangolari e ampie griglie laterali, modificando anche gli interni.

L'ANEDDOTO DELLO SPECCHIETTO

La coda così massiccia però all’inizio ostacola non poco la visibilità posteriore. Per ovviare al problema, la Ferrari inserisce un unico specchietto retrovisore montato sulla mezzeria del montate sinistro del parabrezza. Una soluzione tanto curiosa quanto anti-estetica: così, dal 1986 in poi, si torna alla configurazione classica dei due specchietti alla base dei montanti. Contenti tutti, compreso l’Avvocato Gianni Agnelli, il possessore dell’unico modello spyder della Testarossa mai prodotto da Maranello.

EVOLUZIONI

Il 1992 vede la nascita delle prima evoluzione della Testarossa. La 512 TR presenta una mascherina diversa sul frontale, nuovi paraurti e interni, oltre a un telaio molto più resistente. Ad essere maggiormente sottoposto a modifiche è il motore: nuovo impianto di iniezione di marchio Bosch, rinnovati pistone e albero, la potenza aumenta da 390 a 428 CV, per una velocità di punta di 314 km/h e accelerazione 0-100 in meno di 5 secondi.

Due anni dopo è tempo della F512 M, e la potenza aumenta ancora di più: i cavalli diventano 440, 315 i km/h di velocità massima e accelerazione in 4,68 secondi. Cambiamenti evidenti anche nell’aspetto, con un frontale rivoluzionato rispetto alla TR: nuova mascherina con fari a vista carenati da una copertura in plexiglas e rinnovati paraurti, cerchi e gruppi ottici.

Il limitato numero di esemplari costruiti, 500, la rende una delle Ferrari più ricercate di sempre, anche per il fatto di essere uno degli ultimi modelli della Rossa a montare un 12 cilindri contrapposti in posizione posteriore.

Sonny e Rico, nel frattempo, fino al 1989, data di fine della serie, utilizzano una Testarossa color bianco, rendendola parte integrante di “Miami Vice”: la terza detective, la più affascinante dei tre. Lei, e la sua “collega”, la finta Daytona, che con le loro storie hanno contribuito ad accrescere il mito di “Miami Vice”.