Il decreto Sicurezza fa ancora discutere: nel mirino questa volta, a torto, finiscono i militari italiani impegnati nelle missioni all’estero che, di rientro in Italia, rischiano multa e sequestro della vettura a causa di un vuoto normativo che espone il personale della Difesa, nonché i civili che lavorano con loro, alle sanzioni previste, pur senza dar loro un’alternativa.

Andiamo con ordine. Come spesso accade in fatto di leggi e norme in Italia si parte con ottime e sacrosante intenzioni e si finisce per inciampare in qualche svarione. È il caso della norma cosiddetta “anti furbetti delle targhe estere” inserita nel decreto Sicurezza diventato legge dello Stato il 1 dicembre scorso.

Taraghe estere, interviene il Governo

La questione era nota da tempo e riguarda la scappatoia dell’immatricolazione all’estero della propria auto che permetteva di sfuggire a controlli fiscali e multe. La nuova legge ha sancito che "È vietato, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, circolare con un veicolo immatricolato all'estero". Fin qui tutto bene. Maggiori controlli, qualche sequestro, “furbetti” all’angolo.

Ma, come dicevamo, c’è un però. Riguarda i militari in missione all’estero, vediamo perché: innanzitutto va detto che al personale militare e civile italiano inviato a prestare servizio presso gli organismi internazionali ed i comandi NATO all'estero non è permesso spostare la propria residenza anagrafica (e quella del nucleo familiare) nel Paese ospitante, con conseguente iscrizione alle liste dell'Aire (Anagrafe Italiani Residenti Estero). A questo punto, con la nuova legge, può accadere che un nostro militare (all’estero, per esempio in Germania, ma residente in Italia) venga nel nostro Paese con la sua auto con targa tedesca, e fermato per un controllo, risulti non in regola perché residente in Italia, ma al volante di un’auto con targa straniera. Decisamente una beffa!

L’altra incongruenza nascosta nella Legge 132 riguarda i veicoli concessi a noleggio a lungo termine o in leasing da operatori che hanno sede in altri Stati della Ue o del See (Spazio economico europeo, che oltre ai Paesi comunitari comprende anche Islanda, Liechtenstein e Norvegia). I suddetti veicoli si possono guidare senza alcuna limitazione sulle nostre strade, e oggi può farlo anche chi risiede in Italia, mentre prima del decreto Sicurezza il codice vietava comunque la permanenza per oltre un anno ai mezzi con targa estera.

Come dire: il rischio è che i soliti furbetti, messi alla porta rientrino dalla finestra, con buona pace degli strombazzati decreti.