Da Modena alla Svizzera sono all’incirca 345 km. Più o meno 5 ore di macchina. Certo, dipende dal tipo di auto. Il 1° luglio del 1968 a compiere il viaggio dall’Emilia alla terra elvetica è una Maserati. È un modello inedito, mai visto prima, con carrozzeria addirittura in oro e interni in pelle marrone. È un unicum, commissionato da un facoltoso uomo d’affari. è spinta da un V8 da 4.2 litri, che spinge fino a 250 km/h: no, non crediamo ci abbia messo 5 ore per giungere a destinazione.

COMODA E SPORTIVA ALLO STESSO TEMPO

La macchina, denominata Maserati Indy, viene ufficialmente presentata al Salone di Ginevra del 1969, ma le sue origini risalgono proprio all'anno precedente. È un periodo florido per Maserati, che in quell’anno tocca il record di produzioni e vendite. In via Menotti si accorgono tuttavia delle nuove richieste della clientela, che chiede un’auto sportiva e confortevole allo stesso tempo.

VAIRO E MAINARDI

Il progetto, inizialmente classificato come “Alfieri Maserati 116”, viene affidato alla Carrozzeria Vignale. Capo designer dell’epoca è Virginio Vairo. Insieme al suo vice, Elio Mainardi, costruisce la nuova coupé, di cui presenta il primo prototipo al Salone di Torino ’68. Il nome scelto è Indy: un tributo alle due vittorie Maserati alla 500 Miglia di Indianapolis (unica scuderia italiana a riuscirci fornendo sia il telaio che il motore) del 1939 e 1940, con alla guida il pilota Wilbur Shaw.

Colpisce da subito la livrea affusolata dovuta alle ampie superfici vetrate progettate dal duo Vairo-Mainardi, in grado di offrire una visibilità ottimale: e la coda tronca non fa altro che accentuare il design aerodinamico. Il frontale presenta elementi sportivi come i fari a scomparsa e prese d’aria sotto il paraurti.

TUTTE LE POTENZE DEL V8

La Maserati Indy ha conosciuto tre diverse motorizzazioni. La prima, quella del viaggio Modena-Svizzera, caratterizzata dal V8 da 260 CV, con quattro carburatori Weber doppio corpo, cambio di serie manuale, ma automatico a richiesta. La distribuzione è monoalbero, così come per i successivi. Il secondo motore arriva nel ’70: ancora V8, ma 4.7: i cavalli si alzano a 290, così come la velocità di punta aumenta a 280 km/h. Gli ingegneri Maserati esagerano nel 1971: la cilindrata sale a 4.930cc. La Indy che inaugura gli anni Settanta sprigiona 320 CV, conferendo alla vettura una connotazione quasi da vera Gran Turismo. Dal 1973 in poi, quest’ultima motorizzazione rimane quella definitiva.

PER POCHI FORTUNATI

Sportiva, sì, ma con un occhio rivolto al comfort. Maserati non se ne dimentica, e infatti dota l’auto di alcuni optional come i sedili in pelle, lunotto termico, sedili reclinabili e volante regolabile. La produzione, infine, termina nel 1975. Già da due anni a Modena è in fase di sviluppo la Khamsin, nuova coupé di punta Maserati per il decennio successivo. Alla fine il numero di Indy costruite tocca quota 1104. Fortunato chi si ci è potuto sedere sopra. Come quell’uomo d’affari, nel ’68. Chissà quanto tempo ha impiegato, quella prima Indy di sempre, a viaggiare da Modena alla Svizzera.