Tutte le favole hanno una fine. E quella che termina oggi è lunghissima, ha attraversato guerre, rivoluzioni culturali, cambiato luoghi, ma nonostante tutto è stata raccontata per 80 anni.

Oggi, 10 luglio, leggiamo la pagina finale della storia del Maggiolino: una delle icone del ‘900 ci dice addio con l’ultimo esemplare uscito dalla catena di montaggio della fabbrica messicana di Puebla, in Messico, dove veniva prodotto. L’auto verrà messa in un museo, per continuare a raccontare la sua storia a chi vorrà andare a visitarla.

Il Maggiolino: la storia di un mito Volkswagen si incrocia con Hitler e Porsche

L'auto del popolo

Vita che inizia negli anni ’30, all’alba della Germania nazista. Hitler voleva una Ford T tedesca, una vettura per il popolo che avrebbe dovuto motorizzare il paese e per raggiungere lo scopo, il Fuhrer aveva messo in gara Ferdinand Porsche e Jakob Werlin di Mercedes. Fu il progetto dell’austriaco a spuntarla: motore posteriore boxer raffreddato ad aria, trazione posteriore, scocca portante e ruote indipendenti si rivelarono le caratteristiche vincenti sulle quali realizzare una vettura affidabile e spaziosa.

Perché è bene sottolinearlo, è sbagliato definirla “l’auto di Hitler”: il suo successo lo deve alla formula vincente trovata dal genio e dalla fantasia di Ferdinand Porsche.

Nel ’36 furono messi in strada i primi prototipi e nel ’39 la fabbrica di Wolfsbourg era pronta per la produzione. Però arrivò la Seconda Guerra Mondiale, l’impianto fu riconvertito per scopi bellici e la base meccanica del Maggiolino fu usata per realizzare gli autoblindo leggeri dell’esercito.

In 10 anni un milione di esemplari

Il Maggiolino raggiunse il suo scopo di motorizzare la Germania alla fine della guerra, diventando, in poco tempo, il simbolo della rinascita tedesca. La produzione riprese nel ’45 appena 10 anni dopo, nel 1955, dalla linea di montaggio il milionesimo esemplare.

Il 1967 è il nuovo anno spartiacque nella vita del Maggiolino, con lo sbarco nel Nuovo Continente e l’avvio della produzione nell’impianto messicano di Puebla. Un altro successo, perché Walt Disney si innamorò di quelle forme simpatiche e tondeggiandi, tanto da volerlo come protagonista nella saga di "Herby, il Maggiolino tutto matto". Ed è proprio grazie alle sue forme non convenzionali che diventò il simbolo della beat generation.

Quello che successe nel 1974, non spostò di una virgola l’amore che il Mondo aveva dimostrato fino a quel momento per il Maggiolino. A Wolfsburg iniziò la produzione della Golf che, di fatto, fece traslocare definitivamente il Maggiolino in Messico, dove nel 1992, si arrivò a toccare il picco di venti milioni di esemplari prodotti.

La fine

A cavallo degli anni 2000, la voglia di vintage spinse i vertici della Volkswagen a creare una seconda versione… Che non ha mai avuto il successo sperato.

Volkswagen  realizzò un’auto dalla filosofia completamente diversa, non più del popolo, ma rivolta a una fascia più alta e dalle forme tutt’altro che rivoluzionarie come l’illustre precedente.

Da qui il declino, dovuto anche a un cambio di gusti e necessità di una clientela sempre più orientata su SUV e Crossover. E la fine di una storia che non smetteremo di raccontare.