Quando negli anni Trenta Mercedes e Auto Union dominano le corse di tutta Europa, le vittorie dei piloti tedeschi non sono altro che l’espressione sportiva della supremazia automobilistica della Germania in quegli anni. Lo sa bene anche Adolf Hitler, che anche se privo di patente, fu un grande appassionato delle quattro ruote.

Volkswagen Maggiolino, addio a un'icona

"LA MACCHINA DEL POPOLO"

Nel 1934 al Salone di Berlino lo stesso Hitler annuncia di voler porre fine al concetto che vede le automobili come un lusso per la sola borghesia. Commissiona quindi la costruzione di una “macchina per il popolo”. E non si limita a quello. Ne decide dimensioni, costi, consumi. Affida il progetto a Ferdinand Porsche, che all’epoca considera l’ingegnere migliore al mondo.

Individua, inoltre, in una zona della Bassa Sassonia la zolla di terra ideale per costruire quella che ancora oggi è la più grande fabbrica d’automobili del mondo. È nata la Volkswagen. Attorno a essa, la città di Wolfsburg. E assieme ad essa, una delle vetture più famose e longeve della storia.

DESIGN E MOTORIZZAZIONE

Quella che Porsche chiama Typ 1 viene presentata al Salone berlinese del ’39. Stupisce da subito tutti per le sue qualità quasi rivoluzionarie. Il suo pregio è quello di essere una macchina piccola, ma comoda e spaziosa, dove cinque posti riempiono la carrozzeria due volumi. Il pianale piatto e il peso contenuto a circa 780 kg fanno il resto.

Anche le motorizzazioni provocano dibattito. Il motore, un boxer a quattro cilindri con albero a camme centrale, è montato sul retrotreno ed è a trazione posteriore, capace di erogare fino a 22,5 CV. E la distribuzione a valvole in testa rappresenta un vero inedito per l’epoca. La macchina, che per volere di Hitler viene ufficialmente chiamata KdF-Wagen (Kraft durch Freund-Wagen, ovvero “Auto della Forza attraverso la Gioia”, si fa le ossa anche in guerra, venendo utilizzata nelle campagne di Russia e Africa. Gli sforzi bellici fanno da preludio all’inizio di un’epoca di grandi numeri.

UN SUCCESSO PLANETARIO

Il dopoguerra infatti vede aumentare le vendite a dismisura. La Typ 1 comincia ad essere importata in tutta Europa e anche oltreoceano. Quando nel 1949 la Volkswagen presenta due esemplari all’Expo di New York, si assiste a una delle prime operazioni di marketing commerciale della storia. Perché poi, lì nella Grande Mela, i giornalisti del NY Times la battezzano Beetle, data la forma che ricorda appunto quella di uno scarabeo, consegnando il nome alla leggenda. E nel 1951 viene già prodotto il milionesimo esemplare: la Typ 1 ha già scritto la storia.

Noi italiani però la chiamiamo Maggiolino. Ci piace identificarla così, con quel nomignolo simpatico e calzante. L’Italia, del resto, è uno dei Paesi dove viene più venduta, già dagli anni Cinquanta, ma soprattutto nei Sessanta, il periodo del boom economico. E riusciamo a influenzare anche gli stessi tedeschi: anche loro infatti, nel 1967, iniziano a chiamarla “Der Käfer”, il Maggiolino.

Un anno dopo, è il cinema a rimanere attratto dalle forme tondeggianti della macchina, che diventa protagonista con l’appellativo di Herbie nel film cult Disney “Un maggiolino tutto matto”, solo il primo di una lunga serie di pellicole.

22 MILIONI

Nel corso degli anni, di certo non mancano le migliorie tecniche apportate, sempre innovative e viste con interesse anche dalle altre Case. Finché negli anni Settanta non arriva un fisiologico declino delle vendite.

Il lancio della Golf da parte di Volkswagen fa il resto, con la produzione del Maggiolino spostata unicamente in Messico. Da lì uscirà l’ultimo modello di sempre. Farà parte degli oltre 22 milioni di Maggiolini venduti in tutto il mondo nel corso della sua storia che la rendono la quarta auto più venduta al mondo e una delle 5 auto più influenti del secolo scorso. Sì, a parlare sono i numeri.