Non solo la moda, il costume, il cinema e il pensiero, ma soprattutto le auto. Lo sbarco sulla Luna nel 1969 ha fatto sognare e sbizzarrire anche l'industria dell'auto e i marchi automobilistici. Sono molti i progettisti e i costruttori che hanno fatto andare a briglia sciolta la fantasia, e hanno voluto immaginare l'auto del futuro, un veicolo costruito per gli anni 2000 e 3000: un futuro che alla fine degli anni 60 sembrava davvero una meteora lontana anni luce dalla Terra. 

Le tecnologie sviluppate dall'automotive statunitense sono state veramente spaziali. Linee dritte e lunghe, carrozzerie a punta, ispirate alle forme dei missili e degli shuttle lunari della NASA: questi sono i risultati dell'unione Luna-automobili.  

Strada e spazio si fondono per esempio nel progetto di General Motors, rimasto purtroppo solo un concept puramente sperimentale. A rivederli ora, in questo 2019 e a 50 anni di distanza dallo sbarco sulla Luna, i prototipi ideati dalla Chevrlote fanno sicuramente sorridere per il loro aspetto. Scopriamoli insieme. 

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Chevrolet Astro I Experimental: il primo concept

Nel 1967 la navicella Apollo 1 della NASA è protagonista di un tragico incidente. Durante un'esercitazione perdono la vita i 3 astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee. I tre astronauti dell'agenzia spaziale statunitense rimangono coivolti in un incendio causato da un cortocircuito fra i 50 km di cavi della struttura. L'episodio turba tutto il Paese e anche il quartier generale della General Motors che New York Auto Show svela un concept indeito, chiaramente un omaggio allo spazio e alla passione per l'esplorazione del cielo: la Chevrolet Astro I Experimental.   

La Chevrolet Astro I Experimental è una coupé a due porte in fibra di vetro, che dimostra l'armonia che si può ottenere tra estetica e aerodinamica. Il suo motore posteriore raffreddato ad aria, collocato posteriormente e con trazione sul retrotreno, e l'assenza del radiatore per guadagnare spazio erano stati realizzati dalla piattaforma della Corvair.

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Chevrolet Astro II Experimental: l'evoluzione

General Motors ci prende gusto. E nel 1968, l'anno successivo, viene ispirata nuovamente dal lancio dell'11 ottobre della NASA del programma Apollo 7. L' idea è quella di un "auto lunare spaziale" con una versione totalmente rinnovata dell'Astro I. Nasce così la Chevrolet Astro II Experimetal: dotata di telaio in acciaio saldato, un radiatore montato nella parte posteriore. 

Era spinta da un V8 Mark IV che azionava le ruote posteriori tramite un cambio Tempest Transaxle a 2 marce e arrivava ad un'altezza di soli 111 cm. Spaziale anche la parte posteriore della carrozzeria, completamente sollevabile, e presente anche nella Ford GT40 del 1964 e nella Lamborghini Miura del 1966.

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Chevrolet Astro III Experimental: lunare nel 1969

Il 20 luglio 1969 la missione spaziale Apollo 11 porta i primi uomini sulla Luna. I tre astronauti Armstrong, Aldrin e Collins tengono tutti col fiato sospeso e il naso all'insù. Proprio Armstrong fu il primo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell'allunaggio, il 21 luglio alle ore 02:56, con Aldrin che arrivò 19 minuti dopo - i due trascorsero circa due ore e un quarto al di fuori della navicella, e raccolsero 21,5 kg di materiale lunare che riportarono a Terra - e Collins che rimase in orbita lunare da bravo pilota della navicella.

Nell'ottobre di quell'anno General Motors decide di spingersi verso nuovi orizzonti stilistici unendo il mondo delle auto con quello dei grandi missili per le imprese spaziali. Il risulatato è la nuova concept car Astro III che abbandona le forme precedenti di vettura sportiva per trasformarsi in un jet su ruote.

Questa ai tempi era ''l'auto sportiva del futuro, per circolare sulle autostrade del 2000'' voluta dall'allora capo del brand Chevrolet John Zachary DeLorean, lo stesso che nel 1983 fondò l'omonima Casa di vetture sportive, rese celebri dal film Ritorno al Futuro. La spaziale Chevrolet Astro III Experimental aveva un motore a turbina da 317 cv, un sistema di guida con joystick, come quelli degli aerei, e una visione posteriore con telecamera. Un po' di futuro dal passato, per costruire un nuovo spaziale avvenire.

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