Mentre gli Stati Uniti ammiravano la Luna, gli europei si stropicciavano gli occhi con la Fiat 128. È proprio lei, il gioiellino automobilistico, che esce dallo stabilimento di Rivalta di Torino nel 1969. 

La Fiat alla fine deali Anni 60 è l'azienda più grande ed influente d'Italia: il suo fatturato supera i 1.000 miliardi di lire e conta quasi 140.000 lavoratori, di cui oltre 50.000 impiegati a Mirafiori ma provenienti dal sud dello Stivale. Non a caso nel 1969, l'anno dell'“autunno caldo”, ingloba anche la Lancia rilevandola da Carlo Pesenti. In Italia circolano ancora tante Fiat 600, nell'ultimo anno della sua produzione, che in quell'anno è la quinta auto più venduta.

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La nascita della 128

Il debutto sul mercato avviene nell'aprile 1969 e inizialmente la 128 affianca la "old but gold" Fiat 1100, in attesa di sostituirla completamente. Progettata dall'ing. Dante Giacosa, il papà di tutti i modelli FIAT fino agli Anni 70, è la prima vettura di serie torinese a trazione anteriore, dopo le varie sperimentazione e collaudi delle soluzioni cinematiche sui modelli Autobianchi Primula.

Una novità, quella della configurazione tutta in avanti, per nulla amata dalla Fiat e che si vedeva poco nella automobili italiane, se non sulla Lancia Flavia e Fulvia. Una caratteristica considerata prettamente "estera" visto l'utilizzo delle Case francesi Citroën, Peugeot, Panhard, Renault e SIMCA, di quelle inglesi Austin/Morris o da alcuni costruttori tedeschi allora in cerca di uno spazietto nell'automotive come Audi e DKW.

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La disposizione Giacosa e non solo

La vera innovazione rispetto alle altre automobili europee, vecchie pioniere della trazione anteriore, era nel gruppo motore-trasmissione montato in posizione trasversale, con il cambio in linea a sinistra che permetteva un perfetto  sfruttamento dello spazio nell'abitacolo.

Questa furba disposizione ancora oggi adottato viene utilizzata dai costruttori sulle piccole-medie trazioni anteriori, col nome di "disposizione Giacosa", proprio il nome dell'ingegnere italiano di cui parlavamo prima.

La Fiat 128 però porta con sè anche altre scelte tecniche innovative: le sospensioni a quattro ruote indipendenti in uno schema McPherson all'avantreno e in una sospensione con balestra trasversale, con funzione anche di barra stabilizzatrice al retrotreno

Una cura, che però negli interni manca, essendo improntati alla funzionalità e non al lusso. Il cruscotto è semplice e razionale, i sedili sono rivestiti in finta pelle, le finiture sono essenziali ma consentono comunque una notevole abitabilità interna, data all'assenza del tunnel centrale.

La prima serie

La prima serie della Fiat 128 (ne seguiranno altre due, prodotte fino al 1985, oltre all'interpretazione del carrozziere Moretti nella versioni coupé e le varie sportive berlina e rally del preparatore Giannini) era disponibile in una sola motorizzazione: un nuovo 4 cilindri in linea di 1116 cm³ da 55 cv, con albero a camme in testa azionato da cinghia dentata in gomma, che comandava direttamente le punterie senza interposizione di bilancieri. La velocità massima veniva dichiarata in circa 140 km/h.

La linea, piuttosto spigolosa e priva di concessioni alla stravaganza, segue i dettami stilistici in voga all'epoca, già adottati dalla Fiat 124 e 125. La gamma iniziale prevedeva le versioni berlina 3 volumi a 4 o 2 porte e, sul corpo vettura di quest'ultima, anche la "Familiare" a 3 porte presentata sempre nell'autunno del 1969.

Il successo è immediato tanto che ispirò la futura Golf. Si narra che il designer Giorgetto Giugiaro, andando a Wolfsburg per presentare i bozzetti del disegno della nuova Volkswagen vide nel reparto progettazione una 128 completamente smontata con i tecnici che ammisero il "fattaccio" e lodando la berlina come miglior esempio di "auto medio piccola" moderna, alla quale tutti avrebbero dovuto ispirarsi per lo schema tecnico.

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