D’accordo, nessuno ha mai pensato che rifondare il marchio Alfa Romeo e schierarlo, con coraggio, nella supercompetitiva arena dei Marchi premium, fosse un’impresa facile. Ma adesso, dopo i solenni proclami dello scorso 24 giugno durante la sfarzosa cerimonia di presentazione dell’Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio al Museo di Arese, l’annuncio di un altro slittamento del suo debutto alla metà di quest’anno, lascia intendere che il percorso verso la rinascita del brand è un po’ accidentato. Dei continui rinvii, nel piano di rilancio del brand, si è ormai perso il conto, così come delle road map presentate negli ultimi anni, quasi sempre in concomitanza con la comunicazione di trimestrali o bilanci annuali a beneficio degli azionisti e del mercato, dove otto belle sagome venivano inserite in altrettante caselle, con lanci ben pianificati fino al 2018, per permettere all’Alfa di ipotizzare 400mila auto vendute all’anno, un obiettivo che è adesso difficile consolidare soprattutto se si considera il fatto che non si sa quando e come Alfa sbarcherà in Cina, dove, peraltro, le auto premium sono in flessione. 2017 Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio NEL COMUNICARE il ritardo della Quadrifoglio da 510 Cv e, presumibilmente, a fine anno delle versioni di Giulia più “umane” che dovrebbero debuttare in marzo a Ginevra, è stato annunciato un rinvio al 2017 del Suv basato sulla Giulia. La scelta di Sergio Marchionne di partire dalla Quadrifoglio è stata più emozionale che razionale? Perché partire proprio dal modello più difficile, quello che va a scontrarsi con le M di Bmw, le RS di Audi e le Amg di Mercedes? Forse sarebbe stato meglio aspettare di aver risolto i problemi di qualità e di telaio che sembrano ritardare la messa a punto della Giulia, e partire dai modelli più accessibili. Di fronte a certi avversari è inutile mostrare i muscoli quando gli “skunk”, gli ingegneri che lavorano a Modena ai progetti Alfa, hanno appena cominciato ad allenarsi. ALTRA STRANEZZA: il design della Quadrifoglio è stato apprezzato dalla critica e dal pubblico sui social network, eppure, senza spiegazioni, l’autore, Marco Tencone, è stato allontanato poco tempo fa dalla guida del design Alfa, sostituito dal tedesco Mark Kruger che arriva da Dodge.   I cinque miliardi di investimenti per Alfa Romeo che Big Sergio ha recentemente confermato potrebbero non bastare per creare un intera gamma di modelli e guadagnarsi la qualifica premium che non discende automaticamente da un blasone ma che scaturisce dalla qualità delle automobili che lo indossano. Di una gamma più ricca rispetto a quella attuale ha bisogno anche Maserati, che dopo le straordinarie performance della Ghibli comincia a veder diminuire le vendite su alcuni importanti mercati come Usa e Cina. C’è quindi molta attesa sull’arrivo del grande Suv Levante, il modello chiave per consentire alla Casa del Tridente di raggiungere nel giro di un paio d’anni il target di 75mila vendite l’anno. Obiettivo meno alla portata dopo il rinvio dell’affascinante Alfieri (al 2018?). Di tutte le future auto del gruppo, la Levante è l’unica che sta rispettando i tempi: lo stesso Marchionne, prima di Natale, ha confermato che sarà regolarmente in vendita subitro dopo il lancio al Salone di Ginevra. IL POLO DEL LUSSO di FCA, del quale non fa più parte Ferrari, sembra comunque essere in uno stato di apnea dal quale deve emergere al più presto per offrire risultati concreti a una clientela sempre meno disposta ad aspettare e alla quale non mancano certo le alternative e, nel caso di Alfa Romeo, per infondere fiducia nei concessionari della rete attuale, che sta sopravvivendo con un solo modello non più giovane, e di quelli che dovrebbero andare a costituirne una nuova su molti mercati. Lasciare intendere, come ha fatto Marchionne all’incontro di fine anno con i giornalisti sportivi, a Maranello, che possa esserci un futuro della Casa del Biscione nella Formula 1, non fa che aggiungere confusione intorno a una strategia che è attesa al varco di verifiche ben più serie. Piero Evengelisti