"Ti piacerebbe andare in Europa?". Inizia con questa domanda l’avventura italiana di Klaus Busse, dall’ottobre dell’anno scorso Head of Design di FCA per la regione Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA), e quindi supervisore dello stile dei marchi Fiat, Abarth, Alfa Romeo, Lancia, Maserati e Fiat Professional.

A proporgli il trasferimento oltreoceano è Ralph Gilles, capo supremo di tutte le attività di design di Fiat Chrysler Group dall’aprile 2015. Lui accetta, e la nomina ha effetto immediato.

DI fatto, per Busse si tratta di un ritorno nel Vecchio Continente. Tedesco, nato a Minden 45 anni fa, inizia la sua carriera alla Mercedes-Benz nel 1995, dopo la laurea in design dei trasporti conseguita in Inghilterra alla Coventry University. “In un certo senso, ho sempre cambiato azienda senza mai lasciare un’azienda”, scherza oggi a proposito del suo curriculum, in cui si legge infatti che dopo dieci anni, nel 2005, si trasferisce da Stoccarda a Detroit nell’ambito dei programmi dell’allora DaimlerChrysler.

Dopo il divorzio dei due gruppi resta legato al design Chrysler, dove ricopre incarichi di rilievo crescente, in particolare nell’interior design di cui assume nel 2009 la responsabilità per tutti i brand americani di quello che è diventato nel frattempo il gruppo Fiat Chrysler. Un compito che svolge sino all’autunno scorso, quando si sente rivolgere, con la domanda di cui sopra, una di quelle proposte che non si possono rifiutare. “Non è stato facile decidere all’istante, sono scelte che coinvolgono non solo la famiglia, ma anche il team con cui lavori. Dapprima ho pensato ai progetti che stavamo portando avanti lì in America, mi dispiaceva lasciarli. Mi sono però reso conto di quale opportunità e quale onore rappresentasse, anche in termini di fiducia, l’affidarmi marchi del livello di Alfa Romeo o Maserati. E ho subito realizzato anche l’importanza di Fiat, un brand che non è destinato a pochi: significa poter lavorare a vetture di rilevanza sociale, per portare il marchio ad un livello ancora più alto”.

L’arrivo di Busse a “Officina 83”, dove ha sede a Torino il Centro Stile di FCA, coincide con una riorganizzazione della struttura e del suo organico secondo criteri più americani. La suddivisione per marchi è ora attuata per il solo design degli esterni, mentre il design degli interni di tutti i brand è affidato ad un’unica unità, proprio come avviene a Auburn Hills, sede storica della Chrysler. Che l’asse si fosse spostato oltreoceano anche per il design era d’altronde apparso chiaro sin dall’aprile 2015, quando Lorenzo Ramaciotti si è ritirato dall’attività passando a Ralph Gilles (sino ad allora a capo dei brand americani) il testimone di Head of Design FCA Global. Un ruolo che comporta tra l’altro anche la partecipazione al Group Executive Council, l’organismo decisionale dei top manager del gruppo guidato da Sergio Marchionne, in cui si contano ormai solo un paio di italiani.

Ma torniamo a Mirafiori: oltre a Busse, dall’America è arrivato anche Scott Krugger, già chief designer di Dodge e SRT e ora responsabile del design Alfa Romeo al posto di Marco Tencone – un’altra figura esperta, che mantiene però la guida del design Maserati.

Italiani sono invece Alberto Dilillo, subentrato alla guida del design dei brand Fiat e Abarth al posto di Andreas Wuppinger (passato a capo dell’Interior Design di tutti i brand) e la responsabile dei Colori & Materiali Rossella Guasco, unica riconfermata nel suo ruolo oltre al chief designer argentino Ruben Wainberg che segue Abarth rispondendo a Dilillo.

La nazionalità, per altro, non è mai stata una discriminante nel mondo del design, ambiente cosmopolita sin dai tempi in cui di globalizzazione proprio non si parlava ancora. Uno sguardo fresco, appena giunto dall’esterno, può apportare novità positive ed è quanto Klaus Busse si è proposto di fare a Torino, dove ha trovato, tiene a precisare, “designer di grande competenza. Io mi vedo come un direttore d’orchestra, ho bisogno del loro talento per creare una bella sinfonia”.

Esprime ammirazione anche per i prodotti appena lanciati, dalla 124 Spider, “omaggio rispettoso alla vettura di 50 anni fa, reinterpretata con uno slancio contemporaneo”, alla famiglia Tipo, “un lavoro eccellente dei designer Fiat per dare alle vetture un look premium”, alla Maserati Levantesorprendente per come hanno saputo intervenire sulle proporzioni e riprendere in un Suv il tema del coupé Alfieri”.

Appassionante, assicura, è anche il carattere di ogni marca nella sua specificità: “Fiat, funzionale ed empatica, da sempre rende la mobilità accessibile alle masse. Alfa Romeo, con la sua sportività espressa dalla bellezza formale pura, senza bisogno di decorazioni superflue. Maserati, così elegante, la vera vettura del gentleman: ho molto rispetto per il lavoro fatto sugli interni e l’eccellenza dei materiali”.

Di Fiat Professional ammira “le architetture intelligenti e super-funzionali, Roberto Giolito ha una grande cultura del product design e saprà elevare questi veicoli ad un livello ancora superiore”.

Per Lancia, ammette, bisognerà vedere che cosa porterà il futuro, mentre per Abarth non ha esitazioni: “Non saprei come descriverla se non con un sorriso, sono vetture che puoi guidare in pista e poi nel traffico senza infastidire il prossimo, hanno grinta e simpatia”. Dopo la sua esperienza americana, Busse torna in Europa con occhi diversi. “Mi sembra di osservare cose che prima non vedevo così. Il mondo è ormai globalizzato, ma esistono ancora diversità culturali. Modi diversi con cui la gente perviene alle soluzioni. Mi considero fortunato ad essere stato esposto alla cultura americana, è un luogo dove storicamente il design ha giocato un ruolo di rilievo. In Europa, per tradizione era sempre l’engineering a guidare il progetto e il design riportava all’ingegneria, mentre in America il design siede al tavolo decisionale da sempre, è considerato parte integrante dell’azienda”.

Oggi il design è un fattore strategico in ogni parte del mondo. Lui, che ha lavorato a progetti per vetture e brand assai differenti tra loro – dalle berline Mercedes agli interni della Jeep Renegade e della Chrysler Pacifica, al Jeep Interior Concept presentato a Shanghai nel 2015, per citarne solo alcuni – ritiene che “sarebbe un errore copiare le caratteristiche altrui. Ovunque tu vada, la cultura americana è amata e seguita dall’immaginario collettivo, ma così è anche per l’Italia: è il paese del design, non solo automobilistico, ma di prodotto. Tutti nel mondo conoscono almeno un oggetto di design italiano. Chi compra una Fiat 500 acquista un pezzo di cultura italiana. Ed è questo il nostro compito: amare la cultura italiana e portarla avanti”.

Che ruolo gioca il design in FCA?È un supporto fondamentale alle decisioni dei vertici aziendali», risponde prontamente. «Si cercano nuove opportunità sul mercato e il design è coinvolto in questo scambio di visioni. Ciò significa che può fare proposte, sollecitare domande, anche se non tutto ciò che si disegna andrà ovviamente su strada”.

Troppo presto per preannunciare come cambieranno le forme delle auto, ma su un punto Klaus Busse è ben chiaro: “È giusto muoversi con cautela, noi designer possiamo diventare molto entusiasti delle novità, guardiamo al futuro e vorremmo arrivarci subito. Bisogna essere cauti anche con la tecnologia, non la si introduce a bordo per il solo fatto che esiste o per essere i primi sul mercato. Alla fine, il nostro lavoro consiste nel far muovere le persone in sicurezza. E su belle automobili”.